“Il Partito socialista operaio (Sozialistische Arbeiterpartei), fondato a Gotha nel 1875, chiedeva, assieme al suffragio universale, una legislazione popolare, una giurisdizione popolare ed una educazione popolare. Nelle elezioni al Reichstag del gennaio 1877 il nuovo partito unificato ottenne quasi il 10% dei voti, e sembrò possibile attraverso successi elettorali realizzare in Germania uno Stato libero popolare con governo socialdemocratico. Contro il programma del Partito socialista operaio polemizzarono Marx e Engels; lo stato libero popolare era per essi una assurdità; al massimo si poteva parlare di «Gemeinwesen», ossia di comunità che corrispondeva alla parola francese «commune». La ‘Critica del programma di Gotha’ fu scritta da Marx nel 1875, anche se fu pubblicata molti anni dopo nel 1891. Marx era per principio lontano dal programma di Gotha, e lo considerava inaccettabile. L’affermazione iniziale del programma che il lavoro fosse «la fonte di ogni ricchezza e di ogni civiltà» era per Marx una espressione imprecisa di tipo borghese; inoltre, la conclusione che il frutto del lavoro appartenesse «a uguale diritto, a tutti i membri della società» era una proposizione accettata in ogni tempo dagli uomini al potere. Per gli uomini al potere «in prima linea vengono le pretese del governo, perché esso è l’organo della società per il mantenimento dell’ordine sociale; indi vengono le pretese delle diverse specie di proprietà privata, poiché esse sono le basi della società e così via»; e al singolo lavoratore «tocca solo quel tanto che non è necessario per mantenere la società» (K. Marx, ‘Critica al programma di Gotha’, trad. it., Roma, 1976, p. 2). J.A. Christophersen nel suo studio su ‘The Meaning of Democracy’ (Oslo, 1966) ha dedicato un capitolo alla parola democrazia nel linguaggio politico di Marx ed Engels (pp. 130-157), ma non ha precisato che nel 1875 la preoccupazione maggiore di Marx è di carattere «comunalistico». Secondo il programma di Gotha «il partito operaio tedesco, per avviare la soluzione della questione sociale, chiede l’istituzione di cooperative di produzione con l’assistenza dello Stato, sotto il controllo democratico del popolo lavoratore»; in questo modo, osserva Marx, «invece che da un processo di trasformazione rivoluzionaria della società, l’organizzazione socialista del lavoro complessivo sorge dall’assistenza che lo Stato dà a cooperative di produzione, che lo stesso Stato, e non l’operaio, crea». Che cosa, inoltre significa «controllo democratico del popolo lavoratore»? Riconoscimento da parte del popolo «di non essere al potere e di non essere matura per il potere!». Nel capitolo II del programma di Gotha si parla di «Stato libero». Che cosa è Stato libero? «Non è affatto scopo degli operai, osserva Marx, rendere libero lo Stato. Nel Reich tedesco lo «Stato è libero quasi come in Russia: la libertà consiste nel mutare lo Stato da organo sovrapposto alla società in organo subordinato ad essa». Né ha senso parlare di «Stato del popolo» (Volksstaat), infatti «componendo migliaia di volte la parola popolo con la parola Stato, non ci si avvicina alla soluzione del problema neppure di una spanna» (op. cit., p. 43). Lo «Stato del popolo» nelle sue rivendicazioni ripete «die alte weltbekannte demokratische Litanei»: suffragio universale, legislazione diretta, diritto del popolo, armamento de popolo, ecc. Queste rivendicazioni sono «una pura eco del partito popolare borghese», vale a dire non vanno oltre la forma statale della repubblica democratica borghese «ultima forma statale della società borghese» (op. cit., p. 45). In conclusione l’intero programma di Gotha, «nonostante tutta la fanfara democratica», è lontano dalla prospettiva rivoluzionaria proletaria” (pag 233-234) [Salvo Mastellone, Storia della democrazia in Europa. Da Montesquieu a Kelsen, Utet, Torino, 1986]