“(…) [N]ei fenomeni storici, ad agire non sono ‘delle cose inanimate’, ma degli uomini e gli uomini sono datati di coscienza e di volontà. Ci si può dunque domandare con piena legittimità se il concetto di ‘necessità’ – senza di cui non esiste concezione ‘scientifica’ – dei fenomeni, nella storia come nella scienza della natura, non escluda quello della ‘libertà umana’. Formulato in altri termini il problema si pone così: ‘Vi è modo di conciliare la libera azione degli uomini con la necessità della storia?’. Di primo acchito sembra di no, sembra che la necessità escluda la libertà e viceversa. Ma risulta così solo a colui il cui sguardo si arresta alla superficie delle cose, alla scorza dei fenomeni. In realtà, questa famosa contraddizione, questa pretesa antinomia, non esiste. Lungi dall’escludere la libertà, la necessità ne è la condizione e il fondamento. Appunto questo Schelling si provava a dimostrare in uno dei capitoli del suo ‘Sistema dell’idealismo trascendentale’. Secondo Schelling, la libertà è impossibile senza la necessità. Se agendo, non posso contare che sulla libertà degli altri uomini, mi è impossibile ‘prevedere le conseguenze delle mie azioni’, poiché ad ogni istante il mio calcolo anche più perfetto potrebbe essere completamente vanificato dalla libertà altrui e di conseguenza dalle nostre azioni potrebbe risultare tutt’altra cosa rispetto alla mia previsione. La mia libertà sarebbe dunque nulla e la mia vita sarebbe sottoposta al caso. Io non potrei essere sicuro delle conseguenze delle mie azioni che nel caso in cui potessi prevedere le azioni del mio prossimo, e perché io le possa prevedere bisogna che sia soggette a leggi, cioè bisogna che siano determinate, che siano ‘necessarie’. La necessità delle azioni degli altri è dunque la prima condizione della libertà delle mie azioni. Ma, dall’altro lato, agendo in modo ‘necessario’, gli uomini possono al tempo stesso conservare la piena libertà delle proprie azioni. Cos’è un’azione ‘necessaria’? È un’azione che è impossibile che un individuo non compia in circostanze date. E di dove viene l’impossibilità a non compiere tale azione? Deriva dalla ‘natura’ di questo uomo plasmata dalla sua eredità e dalla sua anteriore evoluzione. La natura di quest’uomo è tale che non può agire in un modo dato in circostanze date. Chiaro, non è vero? Ebbene! aggiungeteci che la natura di quest’uomo è tale che non può non formulare determinate volontà, e avrete conciliato il concetto di ‘libertà’ con quello di ‘necessità’. Io sono ‘libero’ quando posso agire ‘come voglio’. E la mia libera azione è al tempo stesso ‘necessaria’ perché il mio ‘atto di volontà’ è determinato dalla mia struttura e dalle circostanze date. La necessità non esclude dunque la libertà. La necessità è la libertà stessa, ma considerata solamente da un altro lato o da un altro punto di vista. (…) La filosofia di Hegel, come quella di Schelling, era una filosofia ‘idealistica’. (…)” (pag 69-70); “In conclusione, per idealista che fosse, Hegel, come gli storici di cui abbiamo fatto prima cenno, si richiama alle ‘condizioni sociali’ come alla base più profonda della vita dei popoli. In questo, non è stato in ritardo sul suo tempo, ma non l’ha nemmeno anticipato. Egli resta impotente a spiegare ‘le origini delle condizioni sociali’ poiché non significa spiegare nulla dire, come dice, che in una epoca data, le condizioni sociali di un popolo dipendono, come le sue condizioni politiche, religiose, estetiche, morali, intellettuali, dallo ‘spirito del tempo’. In quanto idealista, Hegel si richiama allo spirito come ultima molla del movimento storico. Quando un popolo passa da un grado della sua evoluzione ad un altro, significa che ‘lo Spirito Assoluto’ (o universale) di cui questo popolo è solo l’agente, si innalza ad una fase superiore del suo sviluppo. Poiché spiegazioni di tal fatta non spiegano nulla, Hegel si è trovato nello stesso circolo vizioso degli storici e dei sociologi francesi: essi spiegavano le condizioni sociali con le idee e le idee dell’epoca con le condizioni sociali. Vediamo dunque che da ogni lato, dal lato della filosofia come dal lato della storia propriamente detta e della letteratura l’evoluzione della scienza sociale nelle sue diverse branche conduceva al medesimo problema: ‘spiegare le origini delle condizioni sociali’. (…) La concezione marxista della storia. Marx, elaborando la sua concezione ‘materialistica’, ha perseguito proprio la soluzione di questo problema. Nella prefazione ad una delle sue opere: ‘Per la critica dell’economia politica’, Marx stesso racconta come i suoi studi lo condussero a questa concezione: «La mia ricerca arrivò alla conclusione che tanto i rapporti giuridici quanto le forme dello Stato non possono essere compresi né per se stessi, né per la cosiddetta evoluzione generale dello spirito umano, ma hanno le loro radici, piuttosto, nei rapporti materiali dell’esistenza il cui complesso viene abbracciato da Hegel, seguendo l’esempio degli inglesi e dei francesi del secolo XVIII, sotto il termine di “società civile”» (21). Come vedete si tratta dello stesso risultato cui abbiamo visto pervenire gli storici, i sociologi e i critici francesi, così come i filosofi idealisti tedeschi. Ma Marx procede oltre. Si domanda quali sono le cause che determinano la società civile e risponde che è ‘nell’economia politica che va ricercata l’anatomia della società civile’. È dunque la condizione economica di un popolo che determina la sua condizione sociale e la condizione sociale di un popolo determina a sua volta i suoi caratteri politici, religiosi e così via. Ma, domanderete, la condizione economica non ha alcuna causa? Senza dubbio, come tutte le cose di questa terra, ha la sua causa e questa causa, ‘causa fondamentale di tutta l’evoluzione sociale e che sostiene l’insieme del movimento storico’ è la lotta che l’uomo conduce con la natura per la propria esistenza’” (pag 71-73) [G.V. Plechanov, La concezione materialistica della storia e altri scritti. Per il sessantesimo anniversario della morte di Hegel – La concezione materialistica della storia – La funzione della personalità nella storia’, Samonà Savelli, Roma, 1970, a cura di Paolo Flores d’Arcais] [(21) K. Marx, ‘Per la critica dell’economia politica’, Roma, 1969, p. 4]