“Ogni operaio e contadino cosciente deve raggruppare attorno a sé i compagni più sensati, fidati e coraggiosi. Deve cercare di spiegare loro che cosa vogliono i socialdemocratici; affinché tutti capiscano quale lotta bisogna condurre e che cosa bisogna rivendicare. I socialdemocratici coscienti devono cominciare gradualmente, prudentemente, ma con perseveranza a insegnare ai contadini la propria dottrina, devono far leggere le loro pubblicazioni socialdemocratiche, illustrare queste pubblicazioni in riunioni ristrette di persone fidate. Ma bisogna spiegare la dottrina socialdemocratica non solo sui libri, ma anche sulla base degli esempi pratici, cogliendo ogni episodio di oppressione o di ingiustizia che si verifichi sotto i nostri occhi. La dottrina socialdemocratica è la dottrina della lotta contro qualsiasi giogo, contro qualsiasi spoliazione, contro qualsiasi ingiustizia. Può essere considerato un vero socialdemocratico soltanto colui che conosce le cause dell’oppressione e ‘contro ogni episodio d’oppressione lotta tutta la vita’. Come farlo? I socialdemocratici coscienti si riuniscano nella propria città, nel proprio villaggio, e decidano essi stessi come farlo, come essere della maggiore utilità a tutta la classe operaia” [V.I. Lenin, Ai contadini poveri. Spiegazione per i contadini di ciò che vogliono i socialdemocratici, Edizioni Rinascita, Roma, 1950] [Scritto nel 1903 e pubblicato per la prima volta nel maggio dello stesso anno, in opuscolo a Ginevra, nell’edizione della ‘Lega della socialdemocrazia russa all’estero’. La presente traduzione è stata condotta sul testo delle ‘Opere complete’ di Lenin, IV ediz, in lingua russa, vol. 6, Mosca, 1946, pp, 325-392] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM*]

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