“[N]on vogliamo affatto dire che una psicologia sociale, culturale, storica, comparata, ecc., sia intrinsecamente impossibile. In linea generale -occorre riaffermarlo – il punto di vista a cui ci atteniamo non esclude altri punti di vista esistenti, purché si dimostrino empiricamente fecondi e suscettibili di chiarificazione teorica. Ora i concetti di ‘basi sociali generali della personalità’, di ‘forme storiche d’individualità’, rispondono chiaramente a questi criteri: essi possono fornire la base per una o varie scienze psicosociali. Ma occorre allora tenere ben presente che, tralasciando per definizione il supporto psicologico individuale di queste realtà psicosociali, si adoperano concetti che ‘dal punto di vista della personalità concreta’ sono delle astrazioni, pur essendo queste astrazioni realtà concrete ‘dal punto di vista delle società’. Vi è perciò il rischio che, in base a un gioco di parole epistemologico facilitato dall’uso equivoco del concetto di ‘psicologia’ sociale, si finisca per cercare un ‘supporto psicologico generale’ a tali realtà sociali, senza comprendere che queste non hanno una forma psicologica, e cioè il rischio di cadere nella finzione dell’individuo in genere, dello psichismo collettivo, della natura umana socializzata. Marx ha già smontato il meccanismo di questa illusione nell’ ‘Ideologia tedesca’: «Le rappresentazioni e le idee degli uomini, separate dalle cose reali, devono naturalmente avere alla loro base non gli individui reali, ma l’individuo della rappresentazione filosofica, l’individuo separato dalla sua realtà, puramente pensato, “l’uomo” come tale, il concetto “dell’uomo”». Lo sviluppo moderno delle scienze umane è sufficiente a dimostrare che ciò non riguarda solo la ‘speculazione dei filosofi’. Qui l’epistemologia è decisiva e la riflessione su quella di Marx ed Engels in particolare è assolutamente insostituibile. Infatti l’illusione di cui stiamo parlando è il risultato tipico di un uso dell’astrazione che ignora la dialettica materialistica. Si pensi per esempio a quanto dice Engels riguardo alla categoria di ‘materia’: «La materia, in quanto tale, è pura creazione del pensiero e pura astrazione. Facciamo astrazione dalle differenze qualitative delle cose ricomprendendole, in quanto esistenza corporea, sotto il concetto di materia. La materia in quanto tale, a differenza delle determinate materie esistenti, non ha dunque esistenza sensibile. Quando la scienza della natura si propone di scoprire la materia unica in quanto tale, di ridurre le differenze qualitative a differenze puramente quantitative, nella combinazione di identiche particelle infinitamente piccole, procede allo stesso modo come se in luogo di ciliege, pere, mele volesse vedere il frutto in quanto tale o, in luogo di gatti, cani, montoni, il mammifero in quanto tale e analogamente il gas in quanto tale, il metallo in quanto tale, la pietra in quanto tale, la combinazione chimica in quanto tale, il movimento in quanto tale». Allo stesso modo la psicologia sociale ha la tentazione di concepire un ‘uomo in quanto tale’ come supporto dei suoi dati, cioè di attribuire realtà a un’astrazione” (pag 273-274) [Lucien Sève, ‘Marxismo e teoria della personalità. Proposte per una psicologia concreta’, Einaudi, Torino, 1977] [(159) ‘L’ideologia tedesca’, p. 273; (160) F. Engels, ‘Dialettica della natura’, trad. franc., Editions sociales, Paris, 1952, pp. 259-60. Cfr. ugualmente ‘La sacra famiglia’, capp. V, II, e ‘L’ideologia tedesca’, p. 84]

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