“In una lettera a Luise Kautsky del 5 aprile 1899, così Labriola amaramente commentava il disinteresse che verso i suoi scritti mostravano i «compagni» tedeschi: «Mi dispiace che Carlo [Kautsky] non ha tempo di leggere il mio ‘Socialisme et Philosophie’ – come temo che non abbia mai letto i miei ‘Essays’ (…). Ciò mi dispiace per me – per una legittima ragione di amor proprio. Mi dispiace per lui, perché gli è mancata l’occasione di vedere come lo stesso ordine di idee si svolga diversamente in un altro cervello, che nello svolgerlo ci porti altri elementi di cultura, altre esperienze, ed altro temperamento spirituale. Mi dispiace per la cosa perché qui in Italia ed in Francia si ritiene che i compagni di Germania non tengono nessun conto delle cose mie». E in una lettera a Bernstein, dell’anno precedente, Labriola giustifica la sua ritrosia ad intervenire direttamente nella ormai già avviata polemica sulla «crisi», proprio a causa della scarsa circolazione delle sue idee tra i socialisti tedeschi. «Da quasi due anni non scrivo una riga per un giornale tedesco. Ho solo provato a discutere epistolarmente con molti amici, ‘ma è stata tutta fatica sprecata’. Ogni buon tedesco è fermamente convinto che gli italiani sono persone di terza o al massimo di seconda categoria. Il mio nome, ovviamente, in Germania, è pressoché ignoto». Probabilmente, per i dirigenti e i teorici della socialdemocrazia tedesca non si trattava solo di oggettive difficoltà di comprensione e analisi di una situazione storica e politica, come quella italiana, che vedeva appena gli albori della presenza del movimento organizzato dei lavoratori. In effetti, coglieva nel segno Karl Korsch quando, alla fine degli anni Venti, in uno scritto rimasto inedito fin quasi ai giorni nostri (e che è restato, per lunghi decenni, uno dei rari interventi su Labriola in area politico-culturale tedesca, insieme a quelli di Franz Mehring che ne scrisse nel 1904 nella «Neue Zeit» e ne curò, nel 1909, l’edizione tedesca del ‘In memoria del Manifesto’), così osservava «L’importanza di Labriola per lo sviluppo del marxismo in Occidente è un corrispettivo straordinario dell’importanza di Plechanov per lo sviluppo del marxismo in Oriente. La Socialdemocrazia tedesca, con la sua ideologia ortodossa kautskyana, prende parte ad entrambi gli sviluppi; nel primo decennio del secolo ventesimo, tuttavia, ha una spiccata preferenza per il secondo». Quali che siano, comunque, le motivazioni della lunga sfortuna di Labriola in Germania (si deve, infatti, attendere il 1974 perché esca l’edizione tedesca dei ‘Saggi’ presso Suhrkamp), non resta ora che registrare, con estremo favore, questa intensa fase di rilancio (e per molti versi e propria nascita) di interessi e di ricerche su Labriola in alcuni settori della cultura storica, filosofica e politologica tedesca. Tra le concrete testimonianze di questa nuova fase si colloca dunque il convegno internazionale su ‘Antonio Labriola Vordenker des historischen Materialismus’, svoltosi a Brema (11-13 settembre 1986) (…)” (pag 262-263) [Giuseppe Cacciatore, ‘Un convegno su Labriola in Germania’, in ‘Studi storici’, N. 1, gennaio-marzo 1987, pag 261-268]

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