“La notizia della disfatta di Sedan giunse a Parigi il 2 settembre (1870), verso sera. Il dispaccio ufficiale arrivò al ministro della Guerra nella notte. La mattina del 3, i deputati della sinistra intavolarono negoziati con i liberali, per il trasferimento dei poteri: auspicarono un Consiglio di reggenza, una Commissione… la ‘République’ non era nei loro pensieri. La sinistra democratica, che poteva tutto, tremava alla sola idea della rivoluzione. Il popolo senza guida, non sapeva che fare. (…) La grande massa del popolo, dimentica delle infamie, affidò alle mani della “sinistra responsabile” la sorte di Parigi e della Francia. La parte politicamente più consistente degli uomini del nuovo governo, noti orleanisti e repubblicani moderati, erano infatti i boia della Repubblica del 1848. Jules Favre aveva consegnato la Repubblica a Bonaparte, Jules Simon aveva votato lo stato d’assedio e la deportazione degli insorti del Giugno 1848; Garnier-Pagès, l’uomo dei 45 centesimi che si era spazientito che cannoni e mitragliatrici non arrivassero più velocemente, per fare strage degli operai; Eugène Pelletan si era lamentato dalle colonne del ‘Bien public’, che non si fossero fucilati abbastanza insorti; Emmanuel Arago aveva favorito la reazione a Lione; Jules Trochu era stato nominato governatore di Parigi da Bonaparte; Étienne Arago, mediocre drammaturgo, sindaco di Parigi, era un pessimo amministratore; Jules Ferry, avvocato e giornalista, era un sostenitore della repressione e della grande banca; Gambetta aveva reclamato l’esecuzione per i colpevoli dell’attacco di La Villette. Tutto questo Blanqui lo sapeva bene (45), come sapeva che il movimento operaio, senza organizzazione e dopo vent’anni di dittatura, non poteva nulla. Non restava che vagliare attentamente la situazione, sorvegliare e tallonare il governo, denunciare a piena voce le sue scelte nefaste e… tenersi pronti al peggio” (pag 196-198-199-200) [(45) Ne è consapevole anche Marx che, il 9 settembre 1870, nel ‘Secondo Indirizzo del Consiglio Generale dell’Internazionale’, scrive: “Noi salutiamo l’avvento della Repubblica in Francia, non senza provare apprensioni che noi speriamo si riveleranno infondate. Questa Repubblica non ha rovesciato il trono, ma ha più semplicemente preso il suo posto rimasto vacante. È stata proclamata non come conquista sociale, ma come misura nazionale di difesa. Essa è nelle mani di un Governo provvisorio composto in parte di orleanisti notori, in parte di repubblicani borghesi, su alcuni dei quali l’insurrezione del giugno 1848 ha impresso il suo marchio indelebile. (…) (Karl Marx, F. Engels, Carteggio, Vol. VI, Roma, 1972) [G. Danvier, Blanqui. Una vita per la rivoluzione. Tomo II, La Città del Sole, Napoli, 2021]