“Di una particolare «portata internazionale» della Nep aveva parlato, del resto, e nel modo più esplicito, lo stesso Lenin. «I problemi che noi affrontiamo per ora provvisoriamente da soli – si legge in uno scritto di quel periodo – sembrano essere soltanto russi, ma in realtà essi si presentano a tutti i socialisti. La nuova società che sarà fondata sull’alleanza fra gli operai e i contadini è ineluttabile. Prima o poi, venti anni prima o venti anni più tardi, essa nascerà e nel momento in cui diamo il via alla nuova politica economica noi aiutiamo ad elaborare le forme dell’alleanza fra gli operai e i contadini per questa nuova società» (2). La Nep come strada maestra dunque, e non soltanto in Russia, per la transizione al socialismo? Parrebbe di sì; ma in realtà, mettendo al centro del discorso la questione contadina, e cioè un elemento così distintivo dello ‘specifico russo’, Lenin ci invitava anche a diffidare dalle generalizzazioni troppo semplici, e a vedere semmai nella Nep, come ha detto, con stringente formula, Krasin, «una via per giungere al socialismo in un paese contadino», laddove occorre cioè, preliminarmente creare una base industriale per uscire dal sottosviluppo. Vedremo comunque più avanti – sulla base anche del contributo che a sbarazzare il campo da tante visioni semplicistiche viene ora da questo lavoro di Ortona – se e come sia possibile porre in modo accettabile e davvero utile il problema dell”attualità della Nep’. (…) Da qui – per tornare a quello che si era detto all’inizio – la cautela con cui va affrontato il tema della ‘attualità’ della Nep, e cioè della ‘portata internazionale’ di quello che è stato sperimentato in Russia in quegli anni decisivi. Lenin, che pure, come abbiamo visto, parlava di «problemi non soltanto russi», non aveva però dubbi sul fatto che l’esperienza sovietica avrebbe potuto e dovuto aprire l’era della rivoluzione socialista senza diventare mai un modello per i paesi capitalistici sviluppati (ove, disse, sarebbe stato «più difficile incominciare» ma poi «più facile continuare», la costruzione del socialismo). Lo stesso ruolo internazionale dello Stato sovietico sarebbe del resto inevitabilmente mutato, sempre secondo Lenin, dopo il successo della rivoluzione in uno dei paesi dell’occidente. « (…) Dopo la vittoria della rivoluzione proletaria in almeno un paese sviluppato – sono le sue parole – si registrerà quasi certamente un cambiamento naturale, e cioè, la Russia, subito dopo ciò, diverrà un paese arretrato (nel senso sovietico e socialista) (8). Le cose non sono andate nel senso previsto da Lenin ed è stato anzi proprio negli anni in cui prendeva avvio la Nep che nei paesi dell’Europa occidentale la rivoluzione socialista subiva una serie di sconfitte le cui conseguenze pesano ancora così negativamente sul mondo di oggi” (pag V-VI, XVI, introduzione di Adriano Guerra) [(in) Guido Ortona, ‘La questione agraria in Urss negli anni Venti. Città e campagna nella politica della Nep’, De Donato, Bari, 1978] [(1) Lenin, ‘Rapporto al 9° Congresso dei Soviet (22 dicembre 1921)’, in Opere, vol. XXXIII, Roma, 1967, pp. 161-2; (2) Lenin, ‘Socinenia, IV ed., vol. 31, Moskva, p. 5] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM*]

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