“Già Engels, che insieme a Marx pose le basi del marxismo scientifico, cioè della dottrina che sempre serve di guida al nostro partito, e particolarmente durante la rivoluzione, già Engels aveva suddiviso i contadini in piccoli, medi e ricchi, e quella divisione corrisponde ancor oggi alla realtà per la maggior parte dei paesi europei. Engels diceva: «Forse non ci sarà bisogno di schiacciare dappertutto con la violenza neppure i contadini ricchi». E che noi potremmo usare qualche volta la violenza verso i contadini medi (i piccoli sono nostri amici), nessun socialista ragionevole l’ha mai pensato. Così parlava Engels nel 1894, un anno prima della sua morte, quando la questione agraria si era posta all’ordine del giorno. Questo modo di vedere ci conferma quella verità che talvolta si dimentica, ma su cui, in teoria, siamo tutti d’accordo. Riguardo ai grandi proprietari fondiari e ai capitalisti, il nostro compito è la completa espropriazione. ‘Ma noi non ammettiamo nessun genere di violenza verso il contadino medio’. Anche per il contadino ricco noi non diciamo con altrettanta decisione che per la borghesia: espropriazione assoluta del contadino ricco e del kulak. Nel nostro programma questa differenza risulta. Noi diciamo: combattere la resistenza del contadino ricco, combattere le sue tendenze controrivoluzionarie. Il che non vuol dire espropriazione completa. (…) Ci vuole molta capacità pratica, la conoscenza delle condizioni locali. Noi non ne abbiamo ancora. Non è affatto una vergogna confessarlo; dobbiamo riconoscerlo apertamente. Non siamo mai stati utopisti e non abbiamo mai pensato di poter edificare la società comunista con le mani pure di comunisti puri che dovrebbero nascere ed essere educati in una società comunista pura. Sono favole puerili. Noi dobbiamo edificare il comunismo dalle macerie del capitalismo, e può farlo solo quella classe che si è temprata nella lotta contro il capitalismo. Al proletariato, lo sapete bene, non mancano i difetti, e le debolezze della società capitalista. Esso lotta per il socialismo e al tempo stesso contro i propri difetti. La parte migliore, l’avanguardia del proletariato, che nelle città ha condotto per decenni una lotta disperata, ha potuto appropriarsi in questa lotta tutta la cultura della vita della città e della capitale ed in un certo grado l’ha assimilata. Sapete che anche nei paesi progrediti la campagna è stata condannata all’ignoranza. Noi, certo, eleveremo il grado di cultura della campagna, ma questa sarà un’impresa di anni ed anni. Ecco quel che i nostri compagni dimenticano dovunque e che ci appare in maniera particolarmente evidente ad ogni parola dei militanti delle organizzazioni di base, e non degli intellettuali di qui; non dai rappresentanti ufficiali – li abbiamo molto ascoltati – ma dalla gente che ha osservato direttamente il lavoro nelle campagne. Queste voci appunto sono state particolarmente preziose per noi, della sezione agraria. Queste voci saranno particolarmente preziose ora, ne sono convinto, per il congresso del partito, poiché ci vengono non dai libri, non dai decreti, ma dalla vita stessa” [V.I. Lenin, ‘L’alleanza degli operai e dei contadini’, Edizioni Rinascita, Roma, 1954, pag 52, 55] [(in) V.I. Lenin, ‘Rapporto sul lavoro nelle campagne’, VIII Congresso del PCRb, 23 marzo 1919, Opere complete, vol. 29, pp: 175-191] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM*]

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