“”Ritengo completamente falsa la politica di Mazzini – scriveva Marx all’amico Weydemeyer l’11 settembre del 1851 -. Egli lavora completamente nell’interesse dell’Austria stimolando l’Italia all’insurrezione di oggi”. “D’altra parte egli trascura di rivolgersi a quella parte d’Italia che da secoli è oppressa, ai contadini, e con questo prepara nuove risorse alla controrivoluzione. Il signor Mazzini conosce solo le città con la loro nobiltà liberale ed i loro cittadini illuminati. Le necessità materiali del contadiname italiano dissanguato e sistematicamente snervato e istupidito quanto quello irlandese riposano naturalmente sotto il cielo di frasi dei suoi manifesti ideologici cosmopolitici-neocattolici. Ma ‘certamente’ ci vorrebbe del ‘coraggio’ per dichiarare ai borghesi e alla ‘nobiltà’ che il primo passo per rendere indipendente l’Italia è la completa emancipazione dei contadini e la trasformazione del loro sistema di mezzadria in una libera proprietà borghese. Sembra che Mazzini consideri più rivoluzionario un prestito di dieci milioni di franchi che un acquisto di dieci milioni di uomini. Io temo molto che il governo austriaco, in caso di estrema necessità, modificherà perfino lo stato delle proprietà in Italia e lo riformerà nel senso già seguito in Galizia” (Mega, III, 1, pp. 447-448)” [Ernesto Ragionieri, Il Risorgimento italiano nell’opera di Marx e di Engels, 1951]

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