“Nella teoria marxista, il bisogno si definisce per la sua autonomia e per la sua irriducibilità: «Esso è in sé la ragione propria della sua soddisfazione». «L’uomo del bisogno … richiede la soddisfazione dei propri bisogni in nome del bisogno stesso. Il bisogno non potrebbe essere superato, e non deve essere legittimato: è in se stesso la ragione della soddisfazione che esige. Il bisogno di una cosa, scrive Marx, è la “prova evidente, irrefutabile che la cosa appartiene al mio essere, che l’esistenza di questa cosa per me e la sua proprietà sono la proprietà, la peculiarità del mio essere” … Esso è il diritto all’esistenza nuda da nessuna essenza preceduto e non si fonda che su se stesso» (12). (…) Marx si batteva già contro il «comunismo grossolano» e il suo desiderio di livellamento; vi vedeva «una forma mascherata della cupidigia» che desidera generalizzare la povertà in mancanza di poter generalizzare la ricchezza privata. Ma «quanto poco quel comunismo grossolano sia una vera appropriazione, ce lo mostra precisamente la sua negazione del mondo, della cultura e della civiltà, il ritorno alla semplicità, contraria alla natura, dell’uomo povero e senza bisogni…» (13)” (pag 210-211) [(12) Claude Lanzmann, l’Homme de Gauche, in ‘Les Temps Modernes’, n. 112-113, p. 1649; (13) [Marx] Economie politique et philosophie, Oeuvres philosophiques, VI, pp. 20-21] [André Gorz, La morale della storia, Il Saggiatore, Milano, 1963)]