‘La Verità’ è uscita per 17 numeri: ha pubblicato un numero unico dedicato alla Comune di Parigi nel febbraio ’46; ha fatto conoscere documenti come ‘Le Tesi di Feuerbach’ di Marx, ‘Il Testamento’ di Pisacane, ‘Le Tesi di Aprile’ di Lenin; ha ricordato rivoluzionari come Marat e Lassalle. L’atmosfera culturale nella quale si mossero le sue esigenze era ancora quella del periodo fascista: i poeti russi (1), americani e Lorca e anche Rimbaud costituivano allora una lettura clandestina: era naturale che venissero gettati d’impulso sul giornale, ripresi dagli stessi vecchi luoghi di quell’amorosa frequentazione, prima ancora di una critica e adeguata rielaborazione ed interpretazione, come conveniva a generazioni diverse, e che infatti venne compiuta in seguito. ‘La Verità’ ha commentato le sole letture che si potevano fare in quell’epoca: da Babeuf a J. Reed, dai problemi dell’emancipazione alla guerra civile spagnola; criticando le insufficienze della Costituente ha guardato alla Repubblica spagnola, alle sue realizzazioni rivoluzionarie; dal n. 5 ha chiarito “un equivoco” spiegando perché ‘comunismo’ non equivalesse a ‘Russia’; ha protestato contro “l’amnistia di pacificazione”; ha posto di fronte ai lettori una serie di domande incalzanti (“Chi controlla l’operato della polizia? Nessuno,” ecc.) abituandoli a considerare controllabili tutti i centri di potere della società, e quindi demistificandoli, avvicinando e allargando le loro possibilità concrete di partecipazione, ripubblicando articoli di economia scritti nel periodo clandestino; ha divulgato com’erano le analisi donde derivavano idee-forza prospettate da settori partigiani combattenti. Ma non ha saputo scriverle, le nuove Tesi d’Aprile. Né in quelle condizioni ‘La Verità’ avrebbe potuto, nonostante l’aria ‘pietroburghese’ della Milano di quegli anni. Ed ha vissuto la tragedia del nostro dopoguerra analizzandola con un metro ereditato da un passato ricchissimo, ma col sentimento che tutto fosse ormai stato giocato, che a noi non restasse che la protesta: mentre bisognava portare l’insegnamento nella massa, trovarla insieme la misura, scriverle di nuovo le Tesi. Ma forse è proprio in nome di quanto abbiamo imparato dalla stessa ‘Verità’ che facciamo oggi, queste tardive e massime richieste. La Verità, redazione e amministrazione: Milano; Tipografia A. e C. Matti, Milano, Responsabile: Leone Krachmalnicoff. Dal n. 3 si aggiunge una redazione romana presso Claudio Pavone. Dal n. 4 si aggiunge una redazione torinese presso Paolo Faraggiana” (pag 208-209) [‘La Verità’ a cura di Danilo Montaldi] [(in) AaVv, ‘Milano com’era’. La cultura nelle sue strutture dal 1945 a oggi. Inchiesta’, Feltrinelli, Milano, 1962] [(1) Cfr., in particolare, gli articoli di N.(ino) F.(ugazza) su ‘La Poesia Russa dopo la Rivoluzione] [La Verità, dicembre 1945 – settembre 1946, 17 fascicoli] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM*]