“Fu la crisi del 1857 a far precipitare, in una presa di posizione scritta, la paziente ricerca marxiana. Anche Engels parlava di un «dies irae» per l’economia borghese;donde, per Marx, la sua pressante necessità di rendere pubblici i risultati dei suoi lavori. L’otto dicembre 1857, scrisse ad Engels che «passava le notti facendo il compendio dei suoi studi economici, per mettersene in testa, prima del diluvio, tutto o almeno le linee fondamentali». Già molti anni prima, nel corso dell’inverno 1850-51, Marx aveva ripreso il lavoro economico iniziato a Bruxelles, e che non aveva avuto il tempo né la voglia di proseguire durante gli anni della rivoluzione. Raccoglieva tutti i documenti che poteva trovare e nell’aprile 1851 pensava di essere abbastanza a buon punto per poter cominciare a scrivere il suo libro. Ma il termine che s’era fissato fu nuovamente oltrepassato. Egli fu dapprima interrotto dal suo impegno pratico nel campo della politica e dal 1852 al 1856 abbandonò del tutto il lavoro economico. Scorreva i suoi vecchi quaderni di appunti, leggeva qualche opera di economia politica, ma soltanto la crisi pronosticata come «dies irae» del Capitalismo lo obbligò a riprendere il lavoro al punto in cui lo aveva lasciato sei anni prima. «Per la critica…» è quindi una figlia della crisi, pubblicata come un’arca di Noè prima del diluvio. Di un diluvio che non avvenne. Il breve periodi di congiuntura era già stato riassorbito nel 1859 lasciando solo delle conseguenze postume. Rimangono, comunque, al di là delle fallite previsioni e della fretta con cui il libro venne redatto, alcuni aspetti positivi, inalienabili, che già abbiamo sottolineato e ai quali ora brevemente accenneremo” (pag 17-18) [Giulio Pietranera, dall’introduzione a Karl Marx, ‘Per la critica dell’economia politica’, Newton Compton, Roma, 1976]

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