“«(…) Il Congresso – conclude l’o.d.g. – raccomanda soprattutto agli operai di cessare ogni lavoro nel caso scoppiasse una guerra nel loro paese. Il Congresso conta molto sullo spirito di solidarietà che anima gli operai di tutti i paesi e spera che non verrà a mancare il loro appoggio a questo sciopero (strike) dei popoli contro la guerra» (23). L’adesione al Congresso della Lega per la Pace e la Libertà stavolta è rifiutata; è nato il pacifismo specificamente operaio. A Marx non piace l’appello allo sciopero generale contro la guerra, lo ritiene utopistico. Eppure, senza mai attuarsi compiutamente, esso sarà l’anima dell’internazionalismo proletario fino al 1914, e poi nuovamente da Kiental in poi. Circa gli scioperi, per i contrasti quotidiani tra datori di lavoro e mano d’opera, il dissenso è ormai minore. Persino Tolain, che li depreca, si rassegna alla loro inevitabilità e, d’altronde, tutti sono d’accordo con lui nel ritenerli subordinati a considerazioni di opportunità. La questione della proprietà è la sesta all’ordine del giorno. Una mozione francese si scontra con la relazione svolta da De Paepe a nome della sezione di Bruxelles. Il mutualista Tolain sostiene la necessità di rispettare i molti milioni di piccoli proprietari del suo paese. Vince De Paepe, trascinando con sé alcuni degli stessi francesi e con 30 voti contro 4 (ma con molti astenuti) il Congresso si pronuncia per il collettivismo (24). Può sembrare strano che l’Internazionale dovesse mettere quattro anni a fare questo passo, che il movimento operaio francese aveva compiuto prima ancora del 1848. Ma precisamente le giornate di giugno, il colpo di Stato, le circostanze insomma, hanno costretto l’élite stessa dei lavoratori parigini a tornare sui propri passi, a ricercare una linea che non li isolasse nel paese. E poi, in Francia, dai sansimoniani a Proudhon, è tutta una tradizione di pensiero economico raffinato, che fa la critica socialista della proprietà privata, ma nella pratica considera più importante della forma della proprietà l’organizzazione sociale del credito. In Inghilterra, l’Internazionale è nata dai residui del ‘cartismo’, ma la maggior parte dei suoi affiliati sindacali è tutt’altro che socialista” (pag 136-137; 138) [Leo Valiani, ‘Storia del movimento socialista. Volume 1. L’epoca della Prima internazionale’, La Nuova Italia, Firenze, 1951] [(23) ‘Der Verbote, 1868, pp. 161 sg. Albert Thomas, op. cit., pp. 265, ha rintracciato un articolo del proudhoniano Vermorel sul ‘Courrier Français’ del 10 giugno 1866, da titolo “La grève des peuples contre la guerre». Cf. per il dibattito di Bruxelles, Riazanov nella ‘Neue Zeit’, 1915 (2); pp. 209 sg. Cf. anche Kautsky, op. cit., pp. 180 sg; (24) Puech; op. cit., passim; Préaudeau, op. cit., pp. 84 seg; E De Laveleys, ‘Le Socialisme contemporain, Parigi, 1881, pp. 259 sg. Cfr. naturalmente ‘Troisième Congrès de l’Association Internationale des Travailleurs, Compte-Tenu officiel, Bruxelles, 1868]
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- Articolo pubblicato:11 Luglio 2025
