“Quale politica può dunque condurre il proletariato di fronte a questa realtà economica? Dare al piccolo contadino ‘tutti’ i prodotti della produzione della grande industria socialista, di cui ha bisogno, in cambio del grano e delle materie prime? Questa sarebbe la politica più desiderabile, più “giusta”; e noi l’abbiamo appunto iniziata. Ma non possiamo dare ‘tutti’ i prodotti, non lo possiamo assolutamente e non lo potremo tanto presto, non lo potremo almeno fino a quando non porteremo a termine almeno la prima fase dei lavori per l’elettrificazione di tutto il paese. Che fare dunque? O tentare di proibire, di impedire ad ogno costo ogni sviluppo dello scambio privato, non statale, cioè del commercio, del capitalismo, inevitabile quando esistono milioni di piccoli produttori. Questa sarebbe una politica sciocca e costituirebbe un suicidio per il partito che la tentasse. Una politica sciocca poiché i partiti che tentano una politica simile subiscono un fallimento inevitabile. Non v’è alcuna ragione di nascondere gli errori; alcuni comunisti hanno sbagliato «col pensiero, con la parola e con l’azione», cadendo proprio in ‘questa’ politica. Cerchiamo di correggerci in questi errori. Bisogna assolutamente correggerci, altrimenti le cose andranno veramente male. Oppure (è l’ultima politica ‘possibile’ e la sola sensata) non tentare di proibire o di bloccare lo sviluppo del capitalismo, ma sforzarsi di incanalarlo nell’alveo del ‘capitalismo di Stato’. Ciò è economicamente possibile, poiché il capitalismo di Stato esiste – in questa o quella forma, in questo o quel grado – ovunque vi sono elementi di libero commercio e di capitalismo in generale. È possibile la combinazione, l’unione, la coesistenza dello Stato sovietico, della dittatura del proletariato, col capitalismo di Stato? Naturalmente, è possibile. Appunto ciò mi proponevo di dimostrare nel maggio 1918. Appunto questo spero di aver dimostrato nel maggio del 1918. Inoltre, allora ho anche dimostrato che il capitalismo di Stato è un passo avanti in confronto all’elemento piccolo-proprietario (piccolo-patriarcale e piccolo-borghese). Commettono un’infinità di errori coloro che raffrontano e contrappongono il capitalismo di Stato soltanto al socialismo, mentre nell’attuale situazione politica ed economica bisogna contrapporlo anche alla produzione piccolo-borghese. Tutto il problema, sia teorico che pratico, consiste nel trovare i metodi giusti appunto per incanalare lo sviluppo inevitabile (fino ad un certo punto e per un certo periodo) del capitalismo nell’alveo del capitalismo di Stato, nel trovare le condizioni che garantiscano questo sviluppo e assicurino in un futuro non lontano la trasformazione del capitalismo di Stato in socialismo. Per avvicinarsi alla soluzione di questo problema, bisogna anzitutto rappresentarsi nel modo più chiaro possibile che cosa praticamente sarà e potrà essere il capitalismo di Stato all’interno del nostro sistema sovietico, nel quadro del nostro Stato sovietico” (pag 1268-1269) [V.I. Lenin, ‘Sull’imposta in natura’ (1921), (in) V.I. Lenin, ‘Opere scelte’, Edizioni Lotta comunista, Milano, 2024]
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- Articolo pubblicato:18 Luglio 2025
