“Nella sempre originale e scientificamente stimolante collana degli «scritti» del Museo Karl Marx di Treviri compare ora un libro dedicato, modestamente, al «soggiorno di F. Engels a Manchester» nel 1842-1844, opera dell’inglese Schmidtgall, che ha potuto avvalersi di una larga corrispondenza internazionale. Si tratta in effetti di uno studio, il cui contenuto va molto al di là del titolo, perché in esso sono ricostruiti e illustrati i dibattiti intellettuali della sinistra inglese degli anni Quaranta (specie i dibattiti socialisti e cartisti), sono affrontati i temi dello sviluppo industriale nella zona nevralgica, e centrale per l’intera Inghilterra, di Manchester; sono inoltre descritti gli ambienti con i quali Engels giunse in contatto negli anni della ricerca documentaria e della stesura della sua maggior opera della giovinezza, quella ‘Situazione della classe operaia in Inghilterra’, edita nel ’45, che sollevò, in Germania e in Europa, grande scalpore e venne assunta più volte quale modello per altre ricerche sociali. Come da tempo ha comprovato Wolfgang Mönke (cfr. ‘Das literarische Echo in Deutschland auf F. Engels’ Werk «Die Lage der arbeitenden Klasse in England’, Berlin, 1965). Con gran copia di documentazione, l’autore segue sia i movimenti sia le relazioni sociali di Engels in Gran Bretagna (è da ricordare che il primo viaggio di Engels nell’isola risaliva al 1838). Fu però dopo il 1842 che Engels, impregnato di «comunismo filosofico» e «indignato» per il pragmatismo inglese, a Manchester incontrò la realtà industriale e operaia dell’intero paese (nella città, rileva l’autore, si individuavano accentuati tutti i fenomeni della rivoluzione industriale). Quivi, soprattutto, Engels giunse in contatto – o personale o politico o intellettuale – con i rappresentanti dell’antiprotezionismo, con i socialisti e con i cartisti. Manchester, che per Engels si avviava a diventare una seconda città natale, una ‘Vaterstadt (p. 86), fu il perno attorno al quale si sviluppò la sua nuova attività politica, il suo impegno di scrittore sociale, e infine dalla città ebbe anche inizio il suo lavoro militante. Questi infatti, superando l’esperienza puramente teoretica precedente, divenne nella città uno studioso completo, analista sociale e «materialista storico» ‘ante litteram’. Si ricordi quel che disse Marx nella celebre prefazione del 1859 a ‘Per la critica dell’economia politica’, che è opportuno riprendere: «F. Engels, col quale, dopo la pubblicazione [nel ‘Deutsch Französiosche Jahrbücher’] del suo geniale schizzo di critica delle categorie economiche, mantenni per iscritto un continuo scambio di idee, ‘era arrivato per altra via’ [si confronti la sua ‘Situazione della classe operaia in Inghilterra’] allo ‘stesso risultato cui ero arrivato io’, e, quando nella primavera del 1845 si stabilì egli pure a Bruxelles, decidemmo di mettere in chiaro, con un lavoro comune, il contrasto tra il nostro modo di vedere e la concezione ideologica della filosofia tedesca, di fare i conti, in realtà, con la nostra anteriore coscienza filosofica». Schmidtgall mostra il ruolo decisivo che ebbero per la «nuova» formazione di Engels alcuni socialisti e oweniani, in specie John Watts (di cui Engels recepì soprattutto i ‘Facts and Fictions’ del 1842), e poi numerosi cartisti, fra i quali emersero James Leach e in particolare George Julian Harney, attraverso la loro frequentazione personale e l’assidua collaborazione ai loro giornali (è da ricordare almeno «The Northern Star»). Fu da questi medesimi ambienti, sui quali d’altronde anche il giovane Engels esercitò un influsso oltremodo positivo, che si generò negli anni seguenti e dopo il ’48 un movimento operaio «di sinistra», aperto alla problematica marxista e «di classe» e disponibile ad abbandonare le istanze corporative o rigidamente professionali da cui era stato precedentemente vincolato (per questi temi e per il periodo successivo al ’48, rinvio oggi alla penetrante ricerca di Giuseppe Berta, ‘Marx, gli operai inglesi e i cartisti’, Milano, 1979). Su questi argomenti si sofferma con profondità l’autore, che copre dunque una grossa lacuna storiografica, lasciata aperta sia dai maggiori biografi di Engels, come ad esempio Gustav Mayer, sia da quegli stessi «specialisti» inglesi, che hanno effettuato di petto l’argomento (come William O. Henderson). È interessante infine la parte più propriamente documentaria presentata, che riguarda il libro ‘England’ di Jakov Venedey, edito anch’esso nel 1845 e centrato su Manchester, che Engels conobbe e nei confronti del quale la sua ‘Situazione della classe operaia in Inghilterra’ segnò un netto contrasto, con alcuni limitati punti di convergenza (pp. 102-109 e 120-154). A questa appendice si aggiunge l’individuazione di alcuni scritti di Engels, finora ignorati, pubblicati originariamente sull’oweniano «New Moral World» e sul cartista «Northern Star» nel 1844” [Gian Mario Bravo, ‘Informazioni bibliografiche. Recensione del volume di Harry Schmidtgall, ‘Friedrich Engels’ Manchester Aufenthalt 1842-1844′, ‘Studi storici’, Roma, n. 4. 1981]