“Le presentazioni di Müntzer che nella prima metà dell’800 vengono fatte nelle varie Enciclopedie, nei manuali di storia dei dogmi e della chiesa continuano ad essere ancora fortemente influenzate dalla ‘Histori’ di Melantone ed ignorano le ricerche dello Strobel e di Seidemann. Una rara eccezione è rappresentata da Wilhelm Zimmermann (41). Storico social-democratico con una intensa attività politica (partecipò tra l’altro alla Assemblea nazionale tedesca di Francoforte del 1848), Zimmermann è particolarmente interessato a Müntzer ed egli compie le sue feconde ricerche con simpatia verso questo misconosciuto uomo della Riforma. Egli si collega direttamente a Strobel e alla sua interpretazione: il significato di Müntzer consisterebbe nella applicazione sociale e politica della riscoperta della libertà cristiana fatta dalla riforma luterana. Inoltre, aprendo una nuova strada nella storia degli studi müntzeriani, egli considera Müntzer nel quadro più vasto degli inizi della rivoluzione europea. Quest’ultima tesi non poteva passare inosservata a Friedrich Engels (42), che pur criticando abbondantemente l’opera di Zimmermann, se ne servirà largamente. Lo studio di Engels era stato preceduto da un articolo comparso nel giornale inglese «The New Moral World» del 18.11.1843 intitolato: «Progressi delle riforme sociali sul continente». Il titolo è indicatore degli interessi che muovono Engels ad occuparsi di Müntzer; e in generale della guerra dei contadini: si tratta per lui di cogliere il problema politico-sociale di quell’epoca. Müntzer è il «rivoluzionario plebeo» in contrapposizione a Lutero, «il riformatore borghese». La sua teologia e la sua attività hanno, secondo Engels, due obiettivi polemici: uno è il cattolicesimo, interessato al mantenimento dello ‘statu quo’: potere dell’impero, clero, nobiltà; l’altro è la riforma luterana, legata alla borghesia nascente che spera d’arricchirsi con la confisca dei beni ecclesiastici e di guadagnare maggiore indipendenza di fronte all’ordine economico conservatore del tempo. Si tratta dunque, secondo Engels, di una lotta non solo contro il nemico esterno (cattolicesimo), ma anche e allo stesso tempo contro la deviazione interna della riforma. Engels si preoccupa di cogliere il nesso tra il Müntzer teologo e il Müntzer rivoluzionario e tale nesso consisterebbe nella concezione müntzeriana del Regno di Dio. Per Müntzer il Regno non sarebbe trascendente, «ma da cercare in questa vita, da realizzare sulla terra». Per Regno egli intenderebbe uno «stato sociale in cui non esistono più né differenze di classe, né proprietà privata e né potere statale estraniato», una società in cui «tutti i lavori e tutti i beni fossero comuni e fosse applicata una completa eguaglianza». Nonostante il ‘pathos’ con cui scrive, Engels non giunge ad identificare – come accadrà invece un secolo più tardi per la maggior parte degli studiosi marxisti – Müntzer e la rivolta contadina né con il suo tempo, né con la rivoluzione proletaria. Proprio perché ha imparato troppo bene la lezione dello storicismo, egli resta alla realtà storica effettuale e parla con estrema sobrietà della lega degli eletti come di una «anticipazione del comunismo» e di Müntzer come di un «profeta della rivoluzione». La tesi di Engels ritorna, con differenti accenti, nel periodo dell’ortodossia marxista: per August Bebel (43), che pure scrive poco dopo Engels, l’unione tra teologia e prassi rivoluzionaria è persa: Müntzer è soltanto «rappresentante degli strati rivoluzionari del popolo». Anche Karl Kautsky (44), il teorico della social-democrazia tedesca, non ha più colto in Müntzer l’unità tra teologia e rivoluzione, idealizzandone unicamente l’aspetto rivoluzionario. Questi studi sono rappresentativi dell’interpretazione marxista classica di Müntzer” (pag 53-55) [Emidio Campi, ‘Engels e l’interpretazione marxista classica’ (pag 54-55) del capitolo II. ‘Storia dell’interpretazione müntzeriana’, (in) Thomas Müntzer, ‘Scritti politici’, Claudiana, Torino, 1972] [(41) W. Zimmermann, ‘Allgemeine Geschichte des grossen Bauernkrieges’, Stuttgart, 1841-1843; (42) F. Engels, ‘Der deuschte Bauernkrieg’, Berlin, 1850, trad. it., Milano, 1970; (43) A. Bebel, ‘Der deutsche Bauernkrieg mit Berücksichtigung der hauptsächlichsten socialen Bewegungen des Mittelalters’, Braunschweig, 1876; (44) K. Kautsky, ‘Die Vorläufer des neueren Sozialismus’ (1894), vol. II, Stuttgart, 1913]