“Il proletariato, che nella sua lontana ‘Introduzione’ di Marx appariva, in ragione della sua radicale estraneità alla società civile, il soggetto di una prassi capace di spezzare i vincoli dell’alienazione e della scissione, si realizza secondo Lassalle in uno Stato che, hegelianamente artefice della storia del mondo, proprio grazie al proletariato esprime e porta a compimento la propria immanente vocazione civilizzatrice. Non è però solo Marx a combattere fieramente la fede lassalliana nello Stato: anche Engels non è da meno, nella misura in cui continua a opporre ai canonici ‘luoghi’ della cittadinanza il primato ontologico ed epistemologico della formazione economico-sociale e il suo effetto ‘demistificante’ nei confronti dei falsi universalismi dello Stato e del diritto. Non diversamente da Marx, Engels attacca duramente il ‘programma di Gotha’ e in una lettera a Bebel, del marzo 1875, scrive che in quel testo, «redatto senza sugo e senza nerbo», «quasi ogni parola (…) sarebbe da criticare». Uno dei passaggi incriminati è ancora una volta l’idea dello ‘Stato libero’: un’idea contraddittoria, per Engels, dal momento che al proletariato lo Stato interessa per impadronirsene e usarlo come un’arma contro i suoi oppositori – ma in questo caso lo Stato è strumento di lotta, non di libertà. Quando invece il conflitto di classe è finito e inizia davvero il regno della libertà, allora «lo Stato cessa di esistere come tale» (316). Stato e libertà sono strutturalmente incompatibili e l’espressione incriminata appare dunque priva di senso. Allineato a Marx nella polemica nei confronti dei lassalliani, Engels introduce in realtà, nella lettera a Bebel, un’interpretazione indubbiamente ‘personale’ del pensiero di Marx, attribuendogli (non senza qualche forzatura (37), la tesi che l’introduzione della società socialista comporta una sorta di automatica estinzione e scomparsa dello Stato. Non si tratta, d’altronde, di un’osservazione occasionale ed episodica, ma di una convinzione che Engels svolge con ampiezza di argomentazioni in una serie di saggi, pubblicati sul “Vorwärts” fra il 1876 e il 1878 (e poi riuniti in volume), destinati a smontare le teorie scientifiche e politiche di Eugen Dühring (38)” (pag 285-286) [Pietro Costa, ‘Civitas. Storia della cittadinanza in Europa. 3. La civiltà liberale’, Editori Laterza, Roma Bari, 2001] [(36) F. Engels, ‘Brief an Bebel (18-28 März 1875), in Marx Engels, ‘Werke’ cit., vol. XXXIV, p. 129; (37) Cfr. Zolo, ‘La teoria comunista dell’estinzione dello Stato’, De Donato, Bari, 1974, pp. 220 sgg; (38) Cfr. E. Fiorani, ‘Friedrich Engels e il materialismo dialettico’, Feltrinelli, Milano, 1971, pp. 95 sgg. Cfr. anche J.D. Hunley, ‘The Life and Thought of Friedrich Engels: A Reinterpretation’, Yale University Press, New Haven London, 1991]
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- Articolo pubblicato:25 Luglio 2025
