“L’antitesi fra libertà ed eguaglianza, generata nei giorni più turbinosi della Grande rivoluzione, si riverberava nel conflitto fra il mondo borghese e liberale e quello socialista. In Francia, questo ambiente era reale, operava nell’economia, nella finanza, nella speculazione, nello sfruttamento del lavoro; in Germania, al livello della filosofia, nasceva l’opposizione a esso ed era sintetizzata nella critica dell’esistente, nello straniamento delle posizioni dell’individuo, che, ‘uno’ e solitario (‘Der Eine’, così Hess titolava un suo saggio, che non aveva nessun collegamento con l’ ‘Unico’ egoista, individualista e libertario di Max Stirner), si opponeva al depauperamento ideale e spirituale, perché la politica gli era vietata. Analoghe erano le posizioni di Marx. Questi, nell’ ‘Introduzione’ alla ‘Critica’ hegeliana, rammentava come alla Germania mancasse “una” rivoluzione, pari a quella “storica” francese di mezzo secolo avanti: per cui, la critica sociale si tramutava in critica dello spirito e rifiuto della religione. I ragionamenti di Marx rappresentavano una lacerazione radicale nei confronti del passato e dei ceti egemoni: il soggetto della rottura l’avrebbe egli medesimo identificato dopo qualche tempo con la “classe operaia”, sulla base delle esperienze inglesi recepite da Engels e di quelle europee del “comunismo proletario”, captate tramite Weitling. Anche Hess, accettando le stesse fonti, avrebbe conseguito risultati simili, grazie però all’ispirazione del socialismo e del radicalismo, spesso utopici, del mondo francese. Le parole di Marx, giustamente famose e pubblicate accanto a quelle di Hess negli ‘Annali franco-tedeschi’, suonavano, in una prima parte, come abbandono della tradizione ideale tedesca e come finale accettazione della realtà socio-economica: «È dunque ‘compito della storia’, una volta scomparso l’ ‘al di là della verità’, di ristabilire la ‘verità dell’al di qua’. È innanzi tutto ‘compito della filosofia’, operante al servizio della storia, di smascherare l’autoalienazione dell’uomo ‘nelle sue forme profane’, dopo che la ‘forma sacra’ dell’autoalienazione umana è stata scoperta. La critica del cielo si trasforma così in critica della terra, la ‘critica della religione nella critica del diritto, la critica della teologia nella critica della politica» (17). Le tesi finali marxiane erano (e sono) altrettanto celebri, con la constatazione che il rapporto fra i popoli e fra gli individui doveva passare dall’astrazione (dalla filosofia, cioè) alla società, all’economia, al proletariato, talché, «quando tutte le condizioni interne saranno adempiute, il giorno della resurrezione tedesca sarà annunziato dal canto del gallo francese». Scriveva perciò Marx: «L’emancipazione pratica della Germania non è possibile se non nell’ambito di quella teoria che proclama l’uomo la più alta essenza dell’uomo. La Germania non potrà emanciparsi dal medioevo, se non emancipandosi nello stesso tempo dai parziali superamenti del medioevo. In Germania non si può abolire nessuna specie di servitù senza abolire tutta la servitù. La Germania radicale non può fare la rivoluzione senza compierla dalle radici. L’emancipazione del tedesco è l’emancipazione dell’uomo. La filosofia è la testa di tale emancipazione, il proletariato ne è il cuore. La filosofia non può realizzarsi senza l’eliminazione del proletariato, il proletariato non può emanciparsi senza la realizzazione della filosofia» (18). Hess – di Marx un po’ più anziano – era giunto fin dal 1937 ad analoghe posizioni in tema di estraniazione rispetto alla religione (…)” (pag 76-77) [Gian Mario Bravo, ‘”L’essenza del denaro”. Da Moses Hess a Karl Marx (1843-1845)’, Estratto da ‘In-trasformazione’, rivista di storia delle idee, Palermo, IV, 1, 2015] [(17) K. Marx, ‘Critica della Filosofia del diritto di Hegel. Introduzione’, in Annali franco-tedeschi’, cit., p.126 (in Opere, cit., III, p. 191); (18) Id., p. 142 (e in Opere, cit., III, pp. 203-204]
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- Articolo pubblicato:12 Dicembre 2025
