“Dedicatosi al genere del giornalismo colto (che in Germania, allora come oggi, non era un ossimoro) Riehl tornò a Wiesbaden per dirigere la «Nassauische Allgemeine Zeitung». All’epoca dei falliti moti del 1848-49 abbracciò un cauto liberalismo politico, pur restando sempre fermamente avverso a ogni sorta di radicalismo. La svolta avvenne, per lui come per tanti intellettuali tedeschi, davanti allo spettro, sia pure labile e inconsistente, della rivoluzione. A differenza di Marx, al quale è stato a volte paragonato, non del tutto assurdamente, Riehl divenne molto meno, anziché molto più, radicale. Ma il suo conservatorismo, che prima della rivoluzione era stato di natura essenzialmente romantica e istintiva, si fondava ora, volutamente, sull’autorità della sociologia. Con i sociologi della sinistra Riehl condivideva l’accanita ostilità nei confronti del capitalismo industriale e della vita metropolitana, che minavano quella solidarietà morale che secondo lui era insita nelle forme di comunità e di lavoro tradizionali. Riehl fu dunque il primo a elaborare quella che in seguito il ben più ntoo sociologo Ferdinand Tönnies avrebbe definito come opposizione tra ‘Gemeinschaft’ (comunità organicamente strutturata) e Gesellschaft (aggregato di individui uniti solo da interessi materiali). Per l’orrode con cui guarda alla prospettiva di una società dominata dalla religione del materialismo e dall’individualismo, Riehl chiaramente appartiene alla schiera dei Thoreau, Ruskin e Carlyle, tutti fieri critici del capitalismo contemporaneo. (…) Era necessario dunque dimostrare in qualche modo che la conservazione delle foreste non erano sempicemente questione di sentimentalismo patriottico, ma svolgeva una funzione importante nella vita della nazione. Riehl non si illudeva di poter salvare da solo le foreste e quel tipo di società tradizionaleche alla loro ombra, a suo dire, ancora fioriva. Ma intendeva scrivere qualcosa che coagulasse presenti e passati fervori, affinch° la conservazione dei boschi cominciasse finalmente a essere considerata una priorità dello stato. Vedeva ambiti in cu si sarebbe potuto indurre il governo ad agire per la conservazione del patrimonio naturale, anceh contro gli interessi privati e di mercato, se necessario. Paradossalmente; gli ordinamenti più tradizionali e autoritari, come le prerogative venatorie dei sovrani, potevano trasformarsi in una sorta di moderno paternalismo sociale, atto a difendere i diritti pubblici contro l’invadente assolutismo della proprietà privata. Qui (come in tanti altri aspetti della vita tedesca del XIX secolo) il feudalesimo sfumava in statalismo assistenziale e le ordinanze del langravio d’Assia, che regolamentavano il taglio delle betulle e proibivano il pasoclo, potevano trasformarsi in una moderna legislazione sulle foreste. Sul tema del diritto di legnatico della popolazione locale Riehl manteneva le stesse opinioni di Karl Marx, che nel 1842 aveva pubblicato un polemico intervento al riguardo su «Die Rheinische Zeitung» (85)” (pag 116-118) [Simon Shama, ‘Paesaggio e memoria’, Mondadori Milano, 1997] [(85) ‘Dibattiti sulla legge contro i furti di legna’, 25 maggio 1842, in Karl Marx e Friedrich Engels, ‘Opere complete, vol. I, Karl Marx, 1835-1943’, Roma, pp. 222-264. Ringrazio il professor Daniel Bell per avermi fatto notare con quanti e quali argomenti (tra cui anche una citazione dal ‘Mercante di Venezia’) Marx si fosse battato contro la sostituzione del diritto consuetudinario con il diritto della proprietà individuale e contro la criminalizzazione della consuentudine]