“Engels ha concentrato gli aspetti principali della sua attività più tarda, particolarmente dopo il 1893, attorno ad alcune questioni molto importanti: garantire un’espansione del marxismo attraverso la diffusione degli scritti suoi e di Marx; partecipare alla elaborazione programmatica della Spd e alla costituzione di una tradizione politica; esercitare in generale una influenza sullo sviluppo del movimento operaio internazionale, sulla sua dottrina, sulle sue idee, sulle sue scelte politiche. Questi, sommariamente espressi, non sono che alcuni degli elementi del programma di lavoro del vecchio Engels, ma se si passa dalla formulazione di questi punti programmatici ai risultati raggiunti, all’incidenza reale, il passo, secondo me, è piuttosto lungo, o almeno non è così breve come si potrebbe a prima vista pensare. Il rapporto con Bebel, ad esempio, non è affatto un rapporto a senso unico paragonabile a quello di un pedagogo con il proprio obbediente e passivo discepolo; anzi, lo stesso Engels ha affermato più volte di non considerare questo rapporto univoco, ed è andato ancora più in là affermando che si rifiutava di prendere posizione sulle questioni più importanti senza aver prima sentito l’opinione di Bebel. Dall’altro lato, Bebel si è più di una volta domandato se Engels conoscesse davvero la Germania dopo tanti anni di esilio; gli ha rimproverato di guardare a questa situazione nazionale «con i vecchi occhiali dell’esiliato» e gli esempi su questo versante, anche con una pregnanza politica singolarmente importante, potrebbero essere moltiplicati (15). Ma c’è di più: sul terreno specificamente politico le occasioni in cui la volontà, i desideri, le opinioni del vecchio Engels non vennero tenute in nessun conto sono moltissime: uno dei casi più noti è quello del testo ‘Può disarmare l’Europa?’ che non ebbe alcuna eco significativa presso la socialdemocrazia tedesca alla quale peraltro si rivolgeva; e ancora, ‘Per la critica del progetto di programma del partito socialdemocratico’ non può in nessun caso considerarsi come la formulazione vincente del programma; si può dire infatti che in tale processo Engels perse, in fondo, una battaglia (16)” (pag 195-196) [Franco Andreucci, ‘Engels e l’affermazione del marxismo nella fase costituente della socialdemocrazia tedesca’, (in) ‘Il Congresso di Gotha: partito operaio e socialismo’, Franco Angeli, Milano, 1981, Issoco, Roma, 1977, a cura di Franco Zannino] [(15) Su questo aspetto particolare del rapporto fra Engels e Bebel cfr. L. Longinotti, ‘Friedrich Engels e la ‘Rivoluzione di maggioranza”; in ‘Studi Storici, XV, n. 4, 1974, pp. 769-827, e in particolare le pp. 798-801; (16) N. Benvenuti, “Partito di massa e affermazione del marxismo in Germania: l’organizzazione di Halle e il Programma di Erfurt”, in ‘Movimento operaio e socialista’, XXII, n. 1, 1977, pp. 45-88]