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“In tutta la sua opera Lenin fa riferimento a dati e fatti riguardanti per lo più il primo decennio del XX secolo, gli anni culminanti del fenomeno, che poi era sfociato nella prima guerra mondiale, «una guerra per la spartizione del mondo, per una suddivisione e nuova spartizione delle colonie, delle ‘sfere di influenza’ del capitale finanziario, e via dicendo» (24). Così, per esempio, per quel che riguarda la nuova attività delle grandi banche, egli cita più volte Jeidels, «autore di uno dei migliori lavori sui rapporti tra le grandi banche tedesche e l’industria» (25) e, tra gli altri, il seguente passo: «I rapporti tra le imprese industriali col loro nuovo contenuto, le loro nuove forme e i loro nuovi organi, cioè le grandi banche organizzate, a un tempo, sulla base dell’accentramento e del decentramento, come caratteristico fenomeno dell’economia nazionale, non si costituiscono avanti al decennio 1890-1900. In un certo senso si può riconoscere questo momento iniziale soltanto nell’anno 1897 con le sue grandi fusioni di imprese, le quali per la prima volta introdussero la nuova forma decentrata di organizzazione per motivi di politica bancaria industriale. Forse la si può portare anche ad una data posteriore giacché soltanto la crisi del 1900 ha immensamente accelerato il processo di concentrazione tanto nel sistema bancario quanto nell’industria e lo ha consolidato, trasformando, per la prima volta, i rapporti con l’industria in un monopolio effettivo delle grandi banche, e rendendoli notevolmente più stretti e intensi». Dopo la citazione Lenin conclude: «Pertanto l’inizio del secolo ventesimo segna il punto critico del passaggio dall’antico al nuovo capitalismo, dal dominio del capitale in generale al dominio del capitale finanziario» (26). Le date sono importanti perché saranno uno degli argomenti fondamentali dei critici dell’interpretazione economica del colonialismo, contro la tesi di Lenin e della storiografia marxista. Poiché la grande spartizione del mondo tra le potenze industriali era cominciata almeno quindici anni prima dell’avvento del capitale finanziario, i nuovi sviluppi del sistema capitalistico non potrebbero esserne stati la causa. Ma se è vero che lo stesso Lenin vide l’inizio del secolo come il momento del passaggio alla nuova fase, non bisogna trascurare altre sue osservazioni, tra l’altro quella che verso il 1876 era terminata «l’evoluzione del capitalismo dell’Europa occidentale nella sua fase premonopolistica». Gli anni intercorrenti tra queste due date sono appunto quelli della conquiste coloniali, dapprima concordate tra le potenze e poi bellicosamente contese, e del passaggio graduale al protezionismo e al monopolio, mentre nel periodo immediatamente precedente alla prima guerra mondiale, e in particolare negli anni successivi alla crisi del 1907, l’imperialismo aggressivo è giunto alla sua fase ultima, quella appunto del parassitismo del capitale finanziario nella sua forma più compiuta. Nel capitolo conclusivo Lenin osserva che l’imperialismo sorse ‘dalla’ politica coloniale: «Quando per esempio le potenze europee occupavano con le loro colonie solo una decima parte dell’Africa, come era il caso ancora nel 1876, la politica coloniale poteva allora svolgersi nella forma non monopolistica, nella forma, per così dire, di una “libera presa di possesso” del territorio. Ma allorché furono occupati già nove decimi dell’Africa (verso il 1900), allorché fu terminata la divisione del mondo, allora, com’era inevitabile, s’iniziò l’era del possesso monopolistico delle colonie, e quindi anche di una lotta particolarmente intensa per la partizione e ripartizione del mondo» (27)” (pag 99-101) [Enrica Bertoni, ‘Le cause del colonialismo imperialistico’, ISEDI, Milano, 1978] [(24) Lenin, ‘L’imperialismo, fase suprema del capitalismo’, cit.; (25) L’opera dell’economista tedesco a cui Lenin fa riferimento e dalla quale è tratto il brano riportato sotto è: Jeidels, ‘Das Verhältnis des deutschen Grossbanken zur Industrie mit besonderer Berücksichtingung der Eisenindustrie, Lipsia, 1905; (26) Lenin, op. cit.; (27) Lenin, op. cit.]