“Negli anni successivi alla stesura dei manoscritti marxiani sulla questione polacca, Engels prosegue l’opera dell’amico, sia dal punto di vista del metodo (ma, da buon protomarxista, con un pizzico di «economia» in più), sia dal punto di vista dei temi e dei problemi affrontati. Dopo avere spiegato cosa hanno a che fare gli operai d’Occidente con la Polonia (109) e dopo avere constatato con soddisfazione nel 1870-71 la raggiunta unità dei tedeschi, Engels si aspetta, sin dal 1874, una guerra «tra la Germania e la Russia» (110). Cos’era accaduto? La Russia, per i suoi fini (a cominciare dalla repressione dell’insurrezione polacca del 1863) aveva costantemente aiutato la Prussia (anche in funzione antiaustriaca, onde avere le mani libere nei Balcani ed approfittare della lenta dissoluzione dell’Impero turco) ed ora la Prussia si era talmente ingigantita da diventare un nuovo ‘Reich’ tedesco, una creatura schizoide, metà tedesca e metà prussiana. L’armata russa – secondo Engels – «sarà sempre disposta ad assistere la Prussia in un movimento interno. Ancor oggi la Prussia ufficiale è l’asilo e il baluardo dell’intera reazione europea» (111). L’anima tedesca (intimamente democratica) del ‘Reich’ ha contro il nemico interno prussiano e contro il nemico esterno russo un solo alleato, sempre lo stesso: «il popolo polacco». «La Polonia ancor più della Francia è posta dal suo sviluppo storico e dalla sua condizione presente dinanzi al dilemma: o essere rivoluzionaria o perire. E con ciò cade la sciocca diceria del carattere scioccamente aristocratico del movimento polacco. Nell’emigrazione polacca v’è abbastanza gente con voglie aristocratiche: ma non appena la Polonia entra nel movimento questo diviene fondamentalmente rivoluzionario, come abbiamo visto nel 1846 o nel 1863. Questi movimenti non furono soltanto nazionali: essi erano contemporaneamente diretti alla liberazione dei contadini e a trasferir loro la proprietà fondiaria» (112). Le cose poi evolveranno diversamente. La crescita vertiginosa della potenza dei ‘Reich’ ridurrà sempre più il possibile ruolo polacco. L’incontenibile forza dello sviluppo economico tedesco – penserà Engels sul finire degli anni ottanta, quando Marx era già morto – aveva compiuto, servendosi di Bismarck e della Prussia, ciò che la borghesia democratica era stata incapace di fare” (pag 168-169) [Bruno Bongiovanni, ‘Le repliche della storia. Karl Marx tra la Rivoluzione francese e la critica della politica’, Bollati Boringhieri, Torino, 1989] [(109) Cfr. F. Engels, ‘What have the Working Classes to do with Poland?’, in K. Marx F. Engels, ‘The Russian Menace to Europe’, cit., pp. 95-104. Si tratta di tre articoli pubblicati su ‘The Commonwealth’ tra il marzo e il maggio 1866. Cfr. in traduzione tedesca, ‘Werke’, XVI, pp. 153-163. Il terzo articolo è stato tradotto in italiano in appendice a R. Luxemburg, ‘La questione nazionale e lo sviluppo capitalista, Jaca Book, Milano, 1975, pp. 407-12; (110) F. Engels, ‘Due manifesti di profughi. I. Un proclama polacco’, in ‘Cose internazionali estratte da “Volksstaat’ (1871-1875), Mongini, Roma, 1909, p. 32. Si tratta dell’articolo ‘Flüchtlings-Literatur I. Die polnische Proklamation’, comparso sul ‘Volksstaat’ (1874), 17 giugno, 69, cfr. Werke, XVIII, p 526; (111) Ibid., (112) Ibid., pp. 33, 526]