“Nella quotidianità politica del dibattito secondointernazionalista, a dominare sul terreno teorico è la problematica sollevata, in termini positivisti e quasi confessionali, dal «papa rosso» Kautsky: vale a dire, il socialdarwinismo, che, volenti o nolenti, impregna tutti i partiti, tutte le correnti nazionali, regionali e provinciali che contrassegnano l’Internazionale e il suo gruppo dirigente. Il marxismo viene ammantato di positivismo evoluzionista, con larghe concessioni a una visione di volta in volta industrialista o agricolo-populista, con la discussione sull’efficientismo razionalizzatore dell’evoluzione economica sollevata da tanti pensatori e romanzieri neo-utopisti e da numerosi politici, nonostante il tentativo di sistematizzazione posto in essere anche in questo campo da Kautsky colla sua ‘Questione agraria’. Nella sostanza, le eredità sia dell’illuminismo sia del secolo della scienza nell’opinione comune confluiscono positivisticamente nella ‘società industriale’, dominata dal lavoro (cioè, dal diritto-dovere a esso) e dai suoi valori etici, assunti teleologicamente a prerogative irrinunciabili per la società. Quest’ultima – nella sua versione «progredita» tecnologicamente – vien fatta coincidere col ‘progresso’ in assoluto, con una sorta di recezione acritica del concetto da Condorcet. Essa inoltre, in quanto forma ‘superiore’ dell’economia, nella teorizzazione secondointernazionalista, configura uno sviluppo necessariamente omogeneo e continuo, e ha una funzione ‘civilizzatrice’: anche quando s’impegna nell’espansionismo coloniale, come testimoniano ad esempio i casi di Antonio Labriola e di Eduard Bernstein. È la società conforme a ragione, che però deve, o dovrà, essere gestita non più dagli ‘sfruttatori’, ma dalle masse, dalle moltitudini, dal popolo, dalla classe” (pag 250-251) [Gian Mario Bravo, ‘Tesi sul dibattito sociale e sui «modelli» nella Seconda Internazionale’, (in) ‘Modelli nella storia del pensiero politico. III. Modelli di società tra ‘800 e ‘900’, a cura di Carlo Carini e Vittor Ivo Comparato, Leo Olschki, Firenze, 1993]