“Ignoro in quale misura il PC cinese poteva – e può – influire sugli avvenimenti. Verso la metà dell’anno scorso, lanciò una eccellente parola d’ordine: ‘il potere alle masse! (55). L’equivalente, in definitiva, del “potere ai soviet” degli operai russi: perché le masse possono esercitare il potere solo attraverso un organo di una rappresentanza diretta dei soli lavoratori. Ma non sembra che questa parola d’ordine abbia avuto un’applicazione pratica. Prima dell’effettiva presa del potere, gli organi del potere delle masse, in una rivoluzione, hanno il compito di controllare, sorvegliare e pungolare il governo ufficiale, non senza difendere, all’occorrenza, le masse lavoratrici contro di esso, non senza supplire alle sue inevitabili mancanze. Rileggete la storia della rivoluzione russa da marzo ad ottobre 1917 (56). Questo dualismo dei poteri è la sola garanzia reale dello sviluppo proletario della rivoluzione. Fuori della dittatura di una classe, non può esistere una ‘reale’ unità del potere in una società divisa in classi antagoniste; l’unità ‘relativa’ del potere non può realizzarsi che a scapito delle classi meno organizzate, meno influenti nello Stato, cioè le classi povere. Se la parola d’ordine del ‘potere alle masse’ avesse trovato alcune applicazioni pratiche, forse il PC avrebbe potuto spingere la sinistra del Guomindang a impegnarsi sulla via della trasformazione sociale, invece di perseguire il raggiungimento dell’unità nazionale con metodi militari. Il dilemma era (e rimane): appello alle masse o cooperare con i generali (l’appello alle masse non esclude l’impiego dei generali; ma l’impiego di certi generali esclude l’appello alle masse). La via più breve verso l’unità nazionale e la vera indipendenza della Cina non passa attraverso gli stati maggiori di Chiang Kai-shek, di Feng Yuxiang, del Guomintang – che sia unito, di destra o di sinistra – ma attraverso le campagne insorte ed i quartieri poveri delle guardie rosse operaie. Penso alla direttive imperiose di Lenin, formulate nei primi giorni della rivoluzione, nel marzo 1917. Prima di lasciare il suo alloggio di emigrato a Zurigo, Lenin enunciò nelle sue “Lettere da lontano” le regole dell’ «arte di iniziare una rivoluzione» (57). La prima di queste regole è l’armamento del popolo, prima manifestazione decisiva del reale potere delle masse. La seconda, già formulata da Marx, prescrive di spezzare la vecchia macchina burocratica dello Stato (che il Guomintang ha mantenuto ovunque, limitandosi a trasferire un certo numero di funzionari nelle sue organizzazioni). Tutta l’arte di vincere – senza i generali! perché i proletari e i contadini devono sconfiggere i generali prima di usarli – si riassume in una frase di Lenin pronunciata nell’ottobre 1917. Lenin trascorse la maggior parte della notte, che segnò la vittoria dell’insurrezione di Pietrogrado, a redigere il decreto sull’espropriazione delle proprietà fondiarie promulgato l’indomani. La mattina del 26 ottobre, sorridente e stanco, mostrò ai compagni i fogli ricoperti dalla sua larga scrittura: «Abbiamo solo 24 ore – diceva- per promulgare questo decreto e poi potranno anche cercare di strapparcelo». Il proletariato, vittorioso solo nella capitale dell’immenso paese russo, non aveva ancora né un esercito né un apparato governativo: ma questo decreto di espropriazione gli garantiva all’istante l’appoggio di 100 milioni di contadini. Di colpo, l’insurrezione operaia conquistava la sesta parte del globo – e l’invincibilità. Il giorno in cui i veri rivoluzionari cinesi si ispireranno a questo esempio, la loro causa avrà vinto” [Victor Serge, ‘Corrispondenza’, Leningrado, scritta a fine giugno, pubblicata su ‘Clarté’, n. 11, 15 luglio 1927] [(in) Victor Serge – Lev Trotsky, ‘Scritti e corrispondenze sulla rivoluzione in Cina nel 1927’, Edizioni Pantarei, Milano, 2024] [(55) Tan Pingshan, ‘Le fasi della rivoluzione cinese’, Mosca, 1917, vedi anche il n. 10 di ‘Clarté’ (Nda); (56) In Russia, nel marzo-ottobre 1917, il governo provvisorio cercò di mantenere il vecchio esercito, il soviet (diretto dai socialisti-rivoluzionari e dai menscevichi) e la democrazia. Il governo provvisorio preparò la fuga dello zar in Inghilterra, il soviet da parte sua decretò l’arresto di Nicola II. Mentre il governo provvisorio teneva in serbo il principio monarchico, il soviet esigeva la repubblica. In seguito il governo provvisorio cercò di epurare la guarnigione di Pietrogrado, il soviet diretto da Trotsky si oppose (Nda); (57) Vedi Victor Serge, “Lenin, marzo 1917”, ‘Corresponance Internationale’, maggio 1925 e ‘Vie Ouvriere’, giugno-luglio 1926 (Nda)]