“Ero giunto a Pietrogrado da Parigi nel dicembre 1923 con un ‘curriculum’ politico molto vicino a quello di Sozzi pur avendo quasi un anno meno di lui: segretario del Circolo giovanile socialista di Sarzana nel 1920 e di quello giovanile comunista dopo la scissione di Livorno; in quello stesso 1921, poi, e fino al 1922 membro del Comitato federale giovanile comunista ligure. Redattore del ‘Comunista’ (direttore Palmiro Togliatti), a Roma, dalla primavera del 1922 alla marcia su Roma. Gastone aveva l’esperienza di scontri coi fascisti, nella sua Romagna; io avevo quella della Lunigiana e di Spezia, e specialmente l’esperienza dei fatti di Sarzana del luglio 1921, donde le corrispondenze pubblicate sull”Ordine Nuovo’. Gastone aveva una vocazione al lavoro di partito molto più spiccata della mia, e in questo – come nell’orientamento bordighiano – concordava, nel nostro gruppo di Leningrado, con Edoardo D’Onofrio, che eguagliava per «spirito d’apparato», se così vogliamo dire con locuzione moderna, e per capacità di comando. Di «spirito d’apparato» e dell’attitudine a prendere subito posizione nelle contese interne di partito io ero invece del tutto privo; infatti, a Leningrado, ero estraneissimo al nocciolo dirigente del gruppo (costituito, di fatto, da Sozzi, D’Onofrio, Leone, Bavassano, Cicalini). D’Onofrio aveva per me un affetto protettivo, da fratello maggiore, cui non si accompagnava però alcuna affinità di valutazioni politiche sui problemi del partito. Gastone ed io non avevamo molti punti in comune. (…) Della prima scuola nella quale ci trovammo, e che aveva il nome di «Internazionale», un immenso casermone zarista nel quale il nostro minuscolo gruppo scompariva di fronte alla massa di finlandesi, estoni, lituani, lettoni, coreani, destinati a divenire sottufficiali dell’Armata rossa, c’è poco da dire. Bisognava scapparne al più presto perché perdevamo il nostro tempo. E infatti i milanesi Ravazzoli e Alberganti ne scapparono subito, inducendo Terracini, che a Mosca rappresentava il PCd’I, a farli tornare in Italia. Erano fra i politicamente più maturi del gruppo, avevano trent’anni, e nella loro impazienza avevano ragione. Ma assieme al ventunenne Sozzi, cui la direzione della «Scuola Internazionale» aveva dato l’incarico di «’starsci’» (capo anziano) del nostro gruppo, quelli che rimasero tennero duro. (…) Ma nella primavera del 1924, grazie all’interessamento di Terracini, che Sozzi tallonava dappresso perché ci mandassero a studiare davvero, trovammo a Mosca un alleato insperato in Trotzky, che già la coalizione Kamenev, Stalin, Zinoviev, Bucharin stava liquidando nel Partito bolscevico. Trotzky veniva allontanato da commissario del popolo alla Guerra, ma una delle piccole cose che poté fare ancora (piccola, ma per noi molto importante) fu quella di far trasferire il nostro gruppo al ‘Voienny Politiceski Institut «Tolmàciov»), per un corso speciale che si sarebbe dovuto concludere nell’estate del 1925. E così dalle sciocchezzuole di tattica che ci insegnava un colonnello, passato visibilmente per fame dall’esercito zarista all’Armata rossa, saltammo al rigoroso corso di marxismo teoretico del compagno Plotnikov, spiegato in un francese impeccabile. Pur senza parlarci ancora del famoso scontro fra il giovane Marx e Feuerbach, Plotnikov impostò il suo insegnamento del materialismo dialettico e dell’economia sul concetto – come scrive Kägi nella «Biografia intellettuale di Marx» (Vallecchi) – «del pensare in base al fare, della giustificazione del pensiero in base alla sua applicazione». Rifiuto, cioè, del «determinismo economico», del «positivismo», ma anche nessuna concessione all’idealismo, bensì un materialismo dialettico inteso secondo la famosa undicesima glossa del giovane Marx su Feuerbach: «Die Philosophen haben die Welt nur verschieden ‘interpretiert’, es kommt darauf an sie ‘verändern’» (I filosofi hanno soltanto ‘interpretato’ diversamente il mondo, si tratta invece di ‘cambiarlo’)” (pag 9-11) (dalla prefazione di Fidia Sassano) [(in) Gastone Sozzi, ‘Lettere dalla Russia’, Circolo di cultura Rodolfo Morandi, Cesena, 1975]