“In conclusione, il testo leniniano viene usato [da Lukàcs, ndr] più nella parte negativa critica delle correnti scientifico-epistemologiche, che in quella positiva; che, ripetiamo, consiste per Lenin nella elaborazione attualizzata del materialismo dialettico, concretizzato come Weltanschauung, quindi come gnoseologia e metodologia, nel suo rapporto effettivo di attenzione alle scienze modificando fondamentalmente il concetto stesso di scienza e via via la totalità del sapere scientifico. A concludere su questi temi, è utile qui la citazione abbastanza ampia da una lettera di Engels a Bloch: «Secondo la concezione materialistica della storia il momento, che in ‘ultima istanza’ è decisivo nella storia, è la produzione e riproduzione della vita materiale. Di più non fu mai ritenuto né da Marx né da me. Se ora alcuno ha ritorto il senso, in modo che il momento economico è il ‘solo’ decisivo, quel tale ha mutato quella proposizione in una frase astratta, assurda, che non dice nulla. La situazione economica è la base, ma i diversi momenti dell’edificio – forme politiche della lotta di classe e suoi risultati, costituzioni fissate dalla classe vittoriosa dopo le battaglie vinte, forme di diritto e persino i riflessi di tutte queste vere lotte nel cervello dei partecipanti, teorie politiche, giuridiche, filosofiche, opinioni religiosi e loro ulteriore sviluppo in sistemi dogmatici – tutto ciò esercita anche la sua influenza sull’andamento delle lotte storiche e in certi casi ne determina la ‘forma’. È nella vicendevole influenza di tutti questi momenti che, attraverso l’infinito numero di accidentalità (cioè a dire cose ed avvenimenti, il cui intimo nesso è tanto lontano e tanto poco probabile, che noi possiamo considerarlo come non esistente, possiamo trascurarlo) si compie alla fine il movimento economico. Altrimenti l’applicazione della teoria ad un qualsivoglia periodo della storia, sarebbe più facile che la soluzione di un’equazione di primo grado». (‘Due lettere’ di F. Engels sull’interpretazione materialistica della storia’, Mongini, 1906, p. 4). Se dunque è avvenuta in Lukàcs una semplificazione (particolarmente di tipo filosofico in connessione stretta col mondo storico nei suoi processi), più gravemente questa semplificazione o riduzione si è protratta, con un capovolgimento parziale e attuale di pratica politica immediata, nelle correnti e nelle esperienze di lotta della «Nuova sinistra», pur entro il suo sincero militantesimo” (pag 199-200) [Eleonora Fiorani, ‘Lettura e critica di Lukàcs’, ‘Che fare’, Milano, n. 2, 1973]

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