“La crisi di settembre a Berlino e a Francoforte esercitarono un forte contraccolpo anche su Colonia. (…) La democrazia di Colonia constava di tre grandi associazioni, ciascuna delle quali annoverava diverse migliaia di iscritti: l’Associazione democratica, che era diretta da Marx e dall’avvocato Schneider, l’Associazione operaia, alla cui testa erano Moll e Schapper, e l’Unione degli imprenditori e degli operai, rappresentata dal referendario Hermann Becker. Queste associazioni, quando Colonia fu scelta dal Congresso di Francoforte come centro per la Renania e la Vestfalia, si riunirono in un Comitato centrale, che convocò per la metà di agosto a Colonia un congresso delle associazioni di tendenza democratica della Renania e della Vestfalia. Vennero 40 deputati che rappresentavano 17 associazioni e confermarono il Comitato centrale delle tre associazioni di Colonia a Comitato regionale per la Renania e la Vestfalia. Anima di questa organizzazione era Marx, così come egli era l’anima della ‘Neue Rheinische Zeitung’. Egli aveva il dono di dominare gli uomini, cosa che la democrazia corrente non seppe proprio perdonargli. Al congresso di Colonia Karl Schurz, che era allora un giovane studente di diciannove anni, lo vedeva per la prima volta e lo descrisse più tardi così in una sua rievocazione: «Allora Marx aveva trent’anni, ed era già il capo riconosciuto di una scuola socialista. Quell’uomo tozzo, possente, con la fronte spaziosa, i capelli e la barba nerissimi e gli occhi scuri lampeggianti, attirò subito su di sé l’attenzione di tutti. Aveva fama di essere un dotto di grande valore nella sua disciplina, e quel che egli diceva era in realtà ricco di contenuto, logico e chiaro. Ma io non ho mai conosciuto un uomo dal comportamento così offensivo e arrogante». E quest’eroe della borghesia si è sempre ricordato del tono tagliente e sprezzante, con cui Marx, per così dire quasi sputando, pronunciava la parola «borghese». Era la stessa musica che due anni dopo veniva intonata dal tenente Techow, che dopo una conversazione con Marx scriveva: «Marx mi ha fatto l’impressione non soltanto di una rara superiorità, ma anche di una notevole personalità. Se avesse tanto cuore quanto intelletto, tanto amore quanto odio, passerei attraverso il fuoco per lui, sebbene egli non soltanto mi abbia in diverse maniere fatto intendere il suo pieno disprezzo, ma alla fine me lo abbia espresso pari pari. E’ il primo e il solo tra noi tutti a cui io attribuisca la stoffa del dominatore, la capacità di non perdersi nelle piccolezze nemmeno nelle grandi situazioni». E poi viene la litania sul pericolosissimo orgoglio che avrebbe divorato tutto in Marx. Diversamente giudicava Albert Brisbane, l’apostolo americano di Fourier, che nell’estate del 1848 si trattenne a Colonia come corrispondente della ‘New York Tribune’ insieme a Charles Dana, editore di questo giornale: «Là vidi Karl Marx, capo del movimento popolare. Allora era proprio nel momento dell’ascesa, un uomo sulla trentina, con una figura robusta e tarchiata, con un viso fine e una folta capigliatura nera. I suoi lineamenti avevano un’espressione di grande energia, e di là dalla sua misurata riservatezza si poteva scoprire il fuoco appassionato di un’anima ardita». In realtà allora Marx guidava la democrazia di Colonia con meditato ardire” (pag 170-172) [Franz Mehring, Vita di Marx, Editori Riuniti, Roma, 1976]

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