“La vera diffusione del marxismo comincia più tardi. E’ collegata agli effetti della Comune, tradotti in chiave italiana non solo dalle polemiche di Mazzini con Marx ma anche dalle risposte di Engels e dal rilievo assunto, nella volgarizzazione dei temi engelsiani, dapprima da un personaggio quale Enrico Bignami, poi da altri intermediari, che tengono conto di ciò che di nuovo sta avvenendo nel panorama internazionale. Così accade dopo il congresso di Gotha (1875) di fondazione del Partito operaio socialista di Germania, quindi con la reazione – che porta alla crescita nonostante le persecuzioni – alle leggi antisocialiste bismarckiane a partire dal ’78, che contrariamente al loro intento originario favoriscono la coesione e lo sviluppo della socialdemocrazia tedesca e di riflesso il suo influsso sul movimento operaio europeo e specie sul mondo sociale e del lavoro italiano. Altrettanto decisive sono le attività di divulgazione – più che non di propaganda o di impegno ideale – di testi marx-engelsiani a opera di socialisti ‘non’ marxisti (eccelle ancora Cafiero) o di epigoni convinti, fra cui è soprattutto da ricordare per la sua azione di traduttore e di propagandista Pasquale Martignetti, cui seguiranno a fine secolo nella militanza le riviste e le attività di Turati. Ma qui comincia la vicenda dei rapporti fra il marxismo e il movimento socialista organizzato in Italia, con i suoi chiaroscuri, le sue contraddizioni, le sue debolezze, ma anche con la grandiosità delle sue certezze e delle sue aspettative, le sue generosità, il suo apostolato emancipatorio. (…) Non è il caso di tornare a discutere sul protomarxismo rispettivamente libertario o evoluzionista di Cafiero o di Bignami, oppure sul marxismo assestato di Labriola o su quello superficiale ma più incisivo di Filippo Turati e di tanti altri eminenti, e meno eminenti, intellettuali, che al volgere del secolo XIX e negli albori del XX all’insegnamento dichiarano di richiamarsi. Invero, ciò ch’essi definiscono marxismo (fa eccezione Labriola) non è altro che positivismo ammantato di darwinismo sociale e di industrialismo operaista, introdotto in Italia attraverso la via intellettuale (per lo più accademica) di Compte-Spencer da una lato e di Kautsky, più che non di Engels, da un altro” (pag 142-143) [Gian Mario Bravo, ‘Marx, marxismo e socialismo’ (in) ‘Le radici del socialismo italiano. Atti del Convegno Milano 15-16-17 novembre 1994’, Edizioni del Comune di Milano, Milano, 1997, a cura di Lucia Romaniello]

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