“L’esempio del lavoro mostra in modo evidente che anche le categorie più astratte, sebbene siano valide – proprio a causa della loro natura astratta – per tutte le epoche, sono tuttavia, in ciò che vi è di determinato in questa astrazione, il prodotto di condizioni storiche e posseggono la loro solo per ed entro queste condizioni. La società borghese è la più complessa e sviluppata organizzazione storica della produzione. Le categorie che esprimono i suoi rapporti e che fanno comprendere la sua struttura, permettono quindi di penetrare al tempo stesso nella struttura e nei rapporti di produzione di tutte le forme di società passate, sulle cui rovine e con i cui elementi essa si è costruita, e di cui si trascinano in essa ancora residui parzialmente non superati, mentre ciò che in quelle era appena accennato si è sviluppato in tutto il suo significato ecc. L’anatomia dell’uomo è una chiave per l’anatomia della scimmia. Invece, ciò che nelle specie animali inferiori accenna a qualcosa di superiore può essere compreso solo se la forma superiore è conosciuta. L’economia borghese fornisce così la chiave per l’economia antica ecc. Ma non certamente al modo degli economisti, che cancellano tutte le differenze storiche e in tutte le forme di società vedono la società borghese. Si possono comprendere tributi, decime, ecc., quando si conosce la rendita fondiaria. Ma non bisogna identificare questa con quelli. Poiché inoltre la stessa società borghese non è altro che una forma antagonistica dello sviluppo, certi rapporti delle forme sociali anteriori si possono rinvenire spesso in essa solo del tutto atrofizzati o travestiti, come per esempio la proprietà comunale. Se è quindi vero che le categorie dell’economia borghese sono valide anche per le altre forme di società, ciò va preso ‘cum grano salis’. Esse possono contenere quelle forme in modo sviluppato, atrofizzato, caricato ecc. e sempre con la differenza essenziale” (pag 32-33) [K. Marx, Introduzione, Quaderno M] [Karl Marx, Lineamenti fondamentali della critica dell’economia politica, 1857 – 1858. ‘Grundrisse’. Volume primo, La Nuova Italia, Firenze, 1968]

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