“Alcuni medici erano convinti di avere a che fare con il tifo, che presenta sintomi iniziali simili a quelli dell’influenza: febbre, mal di testa e malessere generale. Il tifo è stato a lungo considerato la malattia del collasso sociale. Fece strage fra le truppe napoleoniche durante la loro ritirata da Mosca; un’epidemia si scatenò nel campo di concentramento di Bergen-Belsen nel 1945 e fu probabilmente la causa della morte della giovane Anna Frank. Nel 1918, mentre la Russia era stretta nella morsa della guerra civile, un medico di Pietrogrado scrisse che il tifo «segue il comunismo di Lenin come l’ombra segue il passante» (a). In Russia si scatenarono contemporaneamente un’epidemia di tifo e una di influenza, e i medici avevano spesso difficoltà a distinguerle; almeno finché il paziente non sviluppava il rash tipico del tifo” (pag 75-76); “Nel 1920 un igienista sociale di Baden di nome Ernst Künz suggerì una riforma su larga scala in base alla quale il governo avrebbe formato e finanziato i medici distrettuali, e sarebbero stati eletti dei consigli sanitari a tutti i livelli dell’amministrazione del paese (b). La proposta di Künz fu ignorata; forse perché, come ha ipotizzato qualcuno, se i medici tedeschi avessero riconosciuto la necessità di un cambiamento avrebbero dovuto anche ammettere il fallimento nella gestione dell’influenza spagnola. Nel 1920, quindi, la Russia fu il primo paese a istituire un sistema sanitario centralizzato interamente pubblico. Non era universale, perché non includeva le popolazioni rurali (sarebbero state incluse nel 1969), ma era comunque un enorme progresso. La forza propulsiva dietro questa riforme fu Vladimir Lenin. Era consapevole che la rivoluzione aveva avuto successo al prezzo del quasi totale annientamento della classe operaia, per la carestia, le epidemie e la guerra civile. I medici temevano di essere perseguitati sotto il nuovo regime (i bolscevichi non apprezzavano particolarmente gli intellettuali), ma Lenin li sorprese sollecitando il loro coinvolgimento a tutti i livelli della nuova amministrazione sanitaria e nei primi tempi diede particolare enfasi all’importanza della prevenzione delle epidemie e delle carestie. La concezione ufficiale del medico sovietico del futuro fu espressa nel 1924, quando il governo chiese alle facoltà di Medicina di sfornare dottori che, tra le altre cose, «sapessero studiare le condizioni occupazionali e sociali che fanno insorgere le malattie, e avessero la capacità non solo di curare le malattie ma anche di suggerire modi per prevenirle» (c). Lenin aveva compreso che la medicina non dovrebbe essere solo biologica e sperimentale, ma anche sociologica, e fu più o meno nello stesso periodo che l’epidemiologia – lo studio delle ricorrenze, delle cause e degli effetti delle malattie, la pietra angolare della sanità pubblica – fu definitivamente riconosciuta come scienza” (pag 260-261); “Conferenza di pace a parte (di Parigi-Versailles, 1919, ndr) , l’influenza condizionò anche altri importanti eventi politici. Nel marzo 1919 Jakov Sverdlov, presidente della segreteria del comitato centrale del Partito comunista russo, si ammalò e morì nel giro di una settimana. Era un uomo piccolo e deciso, con una voce grave, a cui piaceva vestirsi di pelle nera dalla testa ai piedi. Era il braccio destro di Lenin da quando quest’ultimo era stato gravemente ferito in un attentato nell’agosto precedente. Lev Trotsky ricordò in seguito che Lenin gli aveva telefonato al commissariato del Popolo per la guerra per comunicargli la notizia della morte di Sverdlov: «”Se n’è andato. Se n’è andato”. Restammo entrambi in silenzio qualche istante, con la cornetta in mano. Poi riattaccammo. Non c’era nient’altro da aggiungere» (d). Sverdlov fu sepolto nella necropoli delle mura del Cremlino nella piazza Rossa, nel primo importante funerale di Stato bolscevico” (pag 273) [Laura Spinney, ‘1918. L’influenza spagnola. La pandemia che cambiò il mondo’, Marsilio, Venezia, 2019] [note: (a) Dott. Marcou, ‘Rapport sur la situation sanitaire dans la Russie soviétique’, corrispondenza politica e commerciale, serie Z Europe, Urss (1918-1940), Cote 117CPCOM. Le centre des archives diplomatiques del a Courneuve, France; (b) W. Witte, ‘The plague that was not allowed to happen’, in ‘The Spanish Influenza Pandemic’, cit., p. 57; (c) S.G. Solomon, ‘The expert and the state in Russian public health: continuities and changes across the revolutionary divide’, in ‘The History of Public Health and the Modern State’, a cura di D. Porter, Amsterdam, Rodopi, 1994; (d) S. Kotkin, ‘Stalin. I. Paradoxes of Power, 1878-1928’, London, Allen Lane, 2014] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM*]

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