“Marx paragonava gli economisti borghesi che parlano delle «eterne e naturali istituzioni» della società borghese, ai teologi ortodossi per i quali la propria religione è una rivelazione di Dio, mentre ogni altra religione è un’invenzione umana. Marx dimostrava poi ancora in una serie di categorie economiche: divisione del lavoro e macchine, concorrenza e monopolio, proprietà fondiaria o rendita, scioperi e coalizioni operaie, sulle quali Proudhon aveva provato il suo metodo, l’inconsistenza di questo metodo stesso. La divisione del lavoro non è, come Proudhon la assumeva, una categoria economica, ma una categoria storica, che ha preso gli aspetti più diversi nei diversi periodi della storia. Nel senso dell’economia borghese sua condizione di esistenza è la fabbrica. Ma la fabbrica non è sorta , come Proudhon mostra di credere, grazie ad amichevoli unioni di compagni di lavoro, e neppure nel senso delle vecchie corporazioni; padrone dell’officina moderna divenne il commerciante, e non il vecchio mastro d’arte. Così la concorrenza e il monopolio non sono categorie naturali, ma sociali. La concorrenza non è emulazione industriale, ma commerciale; essa lotta non per il prodotto, ma per il profitto, non è una necessità dell’anima umana, come Proudhon pensava, ma, sorta nel secolo decimottavo per bisogni storici, potrebbe, per bisogni storici, sparire nel secolo decimonono. (…) Infine Marx dimostrava l’importanza storica degli scioperi e delle coalizioni, di cui Proudhon non aveva voluto sapere. Mettano pure economisti e socialisti, e magari per opposti motivi, gli operai in guardia contro l’uso di queste armi, tuttavia scioperi e coalizioni si sviluppano di pari passo con la grande industria. Divisi dalla concorrenza nei loro interessi, tuttavia gli operai hanno l’interesse comune di mantenere il loro salario; il pensiero comune della resistenza li unisce nella coalizione, che contiene tutti gli elementi di una battaglia imminente, così come la borghesia cominciò con coalizioni parziali contro i signori feudali per costituirsi come classe e per trasformare, come classe costituita, la società feudale in quella borghese” (pag 127-129) [Franz Mehring, Vita di Marx, Editori Riuniti, Roma, 1976]

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