“La conferenza [la Seconda Conferenza Internazionale delle donne comuniste, Mosca 9-14 giugno 1921, ndr] costituì nel complesso una conferma della politica della Terza Internazionale riguardo al movimento femminile e ribadì il rifiuto di una divisione artificiosa nei partiti comunisti: “Nessun parallelismo, dunque, nel lavoro, ma integrazione dell’opera del partito con l’attività creativa e l’iniziativa della donna” (1). Il grande rilievo da dare alla questione femminile ed alla analisi del ruolo politico e sociale della donna fu ribadito nell’ultima seduta della conferenza da Trotsky che disse: «Il movimento delle donne ha oggi un’enorme importanza per lo sviluppo della lotta rivoluzionaria […]. Abbiamo perduto qualche illusione sulla rapidità d’evoluzione della rivoluzione mondiale, le nostre organizzazioni si sono ingrandite e fortificate, abbracciando nuovi paesi e nuovi strati di proletariato. Ma i nostri nemici non hanno dormito e ciò prova che la lotta intrapresa sarà accanita -, richiederà una enorme tensione di forze, una utilizzazione esatta e abile di tutte le parti del movimento proletario. In questo movimento la donna non deve essere e non sarà più un’infermiera nel senso politico della parola, una simpatizzante; ma una partecipante diretta del fronte rivoluzionario comune (2)” [Aurelia Camparini, ‘Il movimento femminile nei primi anni della Internazionale Comunista (1919-1921)’, Movimento Operaio e Socialista, Genova, n. 1, gennaio-marzo 1974] [(1) Tesi e deliberazioni del III congresso mondiale dell’I.C., cit., p. 201; (2) ‘La seconde conference des femmes communistes’ in “Moscou”, n. 21, 19 Juin 1921] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM*]

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