“‘Lo sviluppo del capitalismo in Russia’ nasce come conclusione della polemica teorica che Lenin conduce contro il populismo tra il 1893 e il 1899. Viene dopo ‘A proposito della cosiddetta questione dei mercati’ (1893), ‘Che cosa sono gli amici del popolo e come lottano contro i socialdemocratici? (1894), ‘Il contenuto economico del populismo e la sua critica nel libro del signor Struve’ (1894), ‘Caratteristiche del romanticismo economico’ (1897). Queste opere costituiscono – nella storia del pensiero politico-sociale russo – una autentica rivoluzione teorica: dopo di esse il populismo, certo per ragioni storiche profonde e tuttavia per le ragioni che appunto Lenin seppe individuare, sparisce dalla scena politica e culturale della Russia. Non sparirà, naturalmente, senza lasciare tracce tanto sulla cultura quanto sulla pratica politica della Russia: nondimeno come fenomeno vitale e come protagonista storico scompare. (…) Con ‘Lo sviluppo del capitalismo in Russia’, però, Lenin non polemizza soltanto con i populisti. In realtà – ed egli stesso lo rileva nella prefazione alla seconda edizione – egli polemizza anche con un marxismo schematico che si era affermato in Russia sotto lo scudo prestigioso di Plechanov. Se per i populisti la Russia «faceva eccezione» e ad essa non si potevano dunque estendere le scoperte di Marx né le proposte politiche e sociali del marxismo occidentale, per Plechanov non si trattava di far altro che ripetere in Russia l’«applicazione» del marxismo (6). Ma di quale marxismo? Del marxismo fatto di rilevazioni storiche ‘specifiche’ sul capitalismo sviluppato e nel corpo delle quali ‘soltanto’ Marx aveva compiuto appropriate generalizzazioni. Ora, per Lenin non si tratta di «cercare risposte a domande concrete nel semplice sviluppo logico di una verità generale», ma invece di rifare sulle condizioni storico-sociali caratteristiche della Russia l’operazione scientifica che Marx aveva condotto sull’Inghilterra. Negando l”eccezionalità’ della Russia Lenin ne vuole dunque trovare la ‘specificità’ storica autentica giacché è proprio il mancato chiarimento scientifico di questa che ha indotto e induce ancora i populisti a proclamare la Russia una eccezione. E per altro verso egli è ben convinto che proprio la spiegazione analitica dell’economia russa proverà il suo carattere capitalistico. Ecco perché si trova a dover criticare tanto i populisti per i quali la Russia non rientra nelle leggi del capitalismo, quanto lo schematismo di Plechanov per il quale si tratta soltanto di compiere, per così dire, una meccanica annessione della Russia al campo indagato da Marx” (pag 11-14) [Umberto Cerroni, Introduzione’, (in) V.I. Lenin, ‘Lo sviluppo del capitalismo in Russia’, Editori Riuniti, Roma, 1972) [(6) Su ciò cfr, l’acuto scritto di M. Gefter, ‘Iz istorii leninskoj mysli (Novy) Mir’, n. 4, 1969, pp. 136-156), di cui si può vedere una traduzione in ‘Rassegna sovietica’, n. 4, 1969, pp. 14-48] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM*]

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