“Il 1867 è anno cruciale per il socialismo. Per gli austriaci, punti di riferimento e di attrazione sono ognora il movimento operaio e il socialismo tedeschi, ma le idee di Lassalle vengono ora affiancate ai progetti organizzativi avanzati in Sassonia da August Bebel (1840-1913) e da Wilhelm Liebknecht (1826-1900). Ricorderà questo fatto, un quarto di secolo più tardi, un anarcosocialista coevo, austriaco ma presto costretto all’esilio in America e quivi morto. August Krcal (1862-1913). Questi assegna al proletariato tedesco il merito di aver «svegliato» quello austriaco dal «letargo» (4): «Il proletariato tedesco cominciò a estendersi come classe organizzata: in Austria cominciò soltanto a ridestarsi. Ma la pietra, dopo aver preso a rotolare, non si fermò più. I lavoratori austriaci, e in primo luogo quelli viennesi, cominciarono a organizzarsi seguendo l’esempio dei confratelli tedeschi». Uno strumento incentivante è rappresentato dall’Associazione internazionale degli operai e dall’azione svolta a Ginevra da Johann Philipp Becker (1809-1886) e destinata alle regioni germanofone. All’attività di propaganda partecipano anche numerosi militanti austriaci, com’è dimostrato dai ripetuti interventi della rivista di Becker, il «Vorbote» (Messaggero), diffuso in tutta l’Europa, sul quale compaiono – specie dal ’68 – frequenti corrispondenze sull’Austria. (…) Da Ginevra, Becker e l’Internazionale osservano con preoccupazione le vicende del movimento e fanno pressioni per una sempre più compatta unità fra militanti tedeschi e austriaci, dichiarando che non esistono separazioni fra Austria e Germania e che impegno di tutti i lavoratori è la lotta per la pace e contro il dispotismo. Viene indicato come obiettivo lo «Stato popolare», vale a dire «il vero e proprio Stato socialdemocratico», in cui il popolo è sovrano e regge lo Stato a vantaggio della collettività, difendendosi così contro gli abusi e lo sfruttamento (31). E’ parimente significativo che la Lega d’istruzione viennese, sempre grazie alla verosimile sollecitazione di Becker, e anche tramite Peter Fox (il giornalista inglese Peter Fox André, morto nello stesso anno 1869, soggiorna nella capitale nell’inverno 1867-68 e, nel maggio, è in corrispondenza con Marx ) (32), pubblichi sul suo organo, uscito nel corso del ’68 con una tiratura di 7.000 esemplari, l’«Arbeiter-Blatt» (Foglio operaio), numerosi scritti del medesimo Marx. Si tratta del ‘Manifesto’, di stralci del ‘Capitale’ e di documenti internazionalisti, come l”Indirizzo inaugurale’ del ’64, gli Statuti generali e il ‘Rapporto’ del consiglio generale dell’Internazionale al congresso di Bruxelles del ’68 (33). In tutta quest’attività, Becker svolge quella che uno storico, Herbert Steiner, ha definito una valida opera di «mediazione». Ed è altrettanto indubbio che il movimento è ormai maturo per recepire tesi già da tempo diffuse fra i lavoratori tedeschi. Il rapporto coll’Internazionale non viene né formalizzato né ufficializzato. Ciò nonostante, i legami personali e politici col centro londinese e col nucleo tedesco facente capo a Becker sono fitti e sono destinati ad aumentare nel corso del ’70 e specie dopo la Comune” (pag 639, 644-645) [Gian Mario Bravo, ‘Le origini del socialismo nell’impero asburgico. Nel centenario della II Internazionale’, Studi Storici, n. 3, luglio-settembre 1989] [note: (4) A. Krcal, ‘Blätter der Arbeiterbewegung Österreichs (1867-1894). Eine kritische Darlegung’, Zürich, 1913, p. 9; la stesura dello scritto risale al 1892-93; (31) Brudergruß an die Arbeiter in Wien und ganz Österrich’, in “Der Vorbote”, III, 1868, n. 1, pp. 1-5; ‘Die Arbeiterbewegung in Wien’, ivi, III, 1868, n. 2, pp. 26-27; (32) H. Steiner, ‘Die Internationale Arbeiterassociation’, cit., pp. 447 sgg.; (33) B. Andéas, ‘Le Manifeste Communiste de Marx et d’Engels. Histoire et bibliographie, 1848-1918’, Milano, 1963, pp. 44-45]

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