“Secondo un suo vasto piano, Marx sottopose il Landtag [Dieta regionale, ndr] a una vera e propria inchiesta. Nel primo scritto, che abbracciava sei lunghi articoli, egli affrontò i dibattiti sulla libertà di stampa e sulla pubblicazione delle discussioni parlamentari. L’autorizzazione a questa pubblicazione, senza che si potessero fare i nomi degli oratori, era stata una di quelle piccole riforme per mezzo delle quali il re aveva tentato di rianimare i parlamenti provinciali, incontrando tuttavia su questo punto una violenta resistenza da parte dei parlamenti stessi. A dire il vero il Landtag renano non arrivò fino al punto di quelli del Brandeburgo o della Pomerania, che si erano semplicemente rifiutati di pubblicare i loro verbali, ma anche in esso si rispecchiò quella balorda presunzione che considera gli eletti una specie di esseri superiori, che devono essere soprattutto protetti dalla critica dei propri elettori. «Il Landtag non tollera la luce del giorno. Noi ci sentiamo molto più a nostro agio nella notte della vita privata. Se l’intera provincia si fida di affidare i suoi diritti a singoli individui, va da sé che questi singoli individui sono tanto condiscendenti da accettare la fiducia della provincia, ma sarebbe una vera e propria stravaganza pretendere che essi debbano contraccambiare con la stessa misura e abbandonare fiduciosamente se stessi, la loro esistenza, la loro personalità al giudizio della provincia, che ha dato loro soltanto un giudizio di coerenza». Sin dal suo primo entrare in campo Marx derideva con gustoso umorismo quello che poi egli avrebbe battezzato come «cretinismo parlamentare» e che non avrebbe potuto sopportare per tutta la vita” (pag 41) [Franz Mehring, Vita di Marx, Editori Riuniti, Roma, 1976]

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