“Nel 1914 quei cari amici e parenti dei ‘resistenti’ francesi di oggi, che ovunque in nome del Socialismo inneggiarono all’unione sacra e alla guerra, fabbricarono un principio, che pretendevano inserire nel pensiero socialista: quello della ‘difesa nazionale’: Quando la nazione a cui si appartiene è minacciata, aggredita, invasa dagli eserciti stranieri, i proletari socialisti, messa da parte la lotta di classe ed i propositi rivoluzionari di rovesciare il regime, devono dare allo Stato anche capitalistico il loro concorso per la difesa del territorio nazionale. Fin d’allora i socialisti sul serio, comunisti sulla linea che va da Marx a Lenin, dalla dottrina del ‘Manifesto dei comunisti’ a quella di Mosca, fecero la critica di questo preteso principio, che non era che la maschera di un tradimento, e che fu propugnato da quanti, da allora in poi, sono senz’altro rimasti nel campo dei nemici del proletariato. Non ripeteremo tutta questa critica, il cui fondamento elementare consisteva nell’osservare che ogni popolo e ogni Stato avevano la possibilità e il diritto di considerarsi, anche se non invasi, aggrediti, e anche se non aggrediti, esposti alla minaccia dell’invasione, dal fatto stesso dello scoppiare della guerra. Il principio della difesa nazionale veniva ad uccidere senz’altro ogni possibilità di azione del proletariato internazionale contro la guerra capitalistica, ed infatti fu con gli stessi argomenti invocato da una parte e dall’altra del fronte: e chi può negare che come una rivolta dei soldati francesi anche una forma meno spinta di sabotaggio del sovversivismo francese poteva condurre il nemico a Parigi, così poteva per un’analoga azione tentata in Germania, un’ora dopo che la fatale dichiarazione di guerra era partita, verificarsi un successo degli eserciti dell’Intesa? Il principio della difesa nazionale è il principio della guerra tra i proletariati, e la sua applicazione uccide ogni possibilità di arrestare con un’azione della classe lavoratrice le minacce di guerra, di provocare la guerra rivoluzionaria contro il capitalismo. La posizione teoretica del socialismo marxista dinanzi a questo problema è dunque la ‘negazione del principio della difesa nazionale’, ossia la negazione del dovere e della necessità pregiudiziali in cui i lavoratori e i partiti della loro classe si troverebbero di aiutare la causa militare del loro paese. La Internazionale Comunista è stata ed è sul terreno della negazione teorica e pratica di un tale principio e di tutto il ciarpame di retorica patriottica col quale lo si circonda dai rinnegati della lotta di classe. Questa posizione non è stata e non potrà essere mai abbandonata da Bucharin o dal alcuno di noi, e non potrà che essere riconfermata in tutti i testi dell’Internazionale” (pag 60-62) [A. Bordiga, ‘Comunismo e guerra’ [‘Il Lavoratore, n. 5223, 13 gennaio 1923, articolo firmato] [(in) Amadeo Bordiga, Scritti. 1911-1926. VIII. ‘La crisi della Internazionale Comunista e la nuova direzione del partito in Italia, 1922-1924’, Fondazione Amadeo Bordiga, Formia, 2019]

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