“In Lenin – come in ogni altro pensatore – esiste naturalmente un movimento e un’evoluzione che comportano necessariamente correzioni critiche e il superamento delle posizioni filosofiche precedenti: il Lenin dei ‘Quaderni filosofici’ differisce in maniera sostanziale dal Lenin autore di ‘Materialismo ed empiriocriticismo’. Egli stesso, del resto, scrisse nei suoi appunti un’indiretta autocritica: «Non si può comprendere a pieno ‘Il capitale’ di Marx, e in particolare il suo primo capitolo, se non si è studiata attentamente e capita ‘tutta’ la logica di Hegel. Di conseguenza, dopo mezzo secolo, nessun marxista ha capito Marx! (1)». Tuttavia gli appunti filosofici di Lenin, tratti dalla lettura di Hegel, nell’epoca di cui ci occupiamo erano ancora chiusi in un cassetto. Sull’evoluzione del pensiero filosofico marxista poté esercitare un’influenza all’inizio degli anni ’20 – ed effettivamente la esercitò – soltanto il suo articolo programmatico ‘Il significato del materialismo militante’, pubblicato nel marzo 1922 sulla rivista «Pod znamenem marksisma» («Sotto la bandiera del marxismo»), che costituisce una sintesi o un compromesso tra ‘Materialismo ed empiriocriticismo’ e i ‘Quaderni filosofici’ ancora inediti. Anche alla rinascita filosofica del marxismo all’inizio degli anni ’20 si può applicare l’espressione di Hegel, per cui la civetta di Minerva spicca il volo solo al tramonto. Tale rinascita infatti non precedette lo sviluppo delle rivoluzioni in Europa (dalla Russia, alla Germania, all’Austria, all’Ungheria e fino all’Italia), ma ebbe inizio solo al momento del riflusso. La sconfitta della rivoluzione europea, nel caso di alcuni intellettuali comunisti, canalizza la loro energia non impiegata nella pratica verso l’attività teorica. Questo si può certamente affermare a proposito di G. Lukács e di K. Korsch. La sconfitta della rivoluzione li privò di ogni funzione di governo, e da commissari rivoluzionari ritornarono alla loro attività di studiosi. Nell’attesa, ancora piena di speranze, di una nuova ondata, essi si sforzarono di elaborare filosoficamente che cosa si aspettavano da un’epoca rivoluzionaria e da un nuovo ordine sociale. Indubbiamente ispirati dalla rivoluzione d’Ottobre, dalla fondazione della III Internazionale e dal sorgere dei partiti comunisti, nelle cui file lavoravano attivamente, subirono l’influsso del Lenin rivoluzionario, sia pratico che teorico; tuttavia, se la loro aspirazione era quella di essere fedeli partigiani di Lenin, in realtà, nel senso rigoroso della parola, almeno non in filosofia, non lo divennero. Per loro Lenin era soprattutto (si tenga presente la limitata conoscenza degli scritti di Lenin all’inizio degli anni ’20) un teorico e uno stratega della rivoluzione socialista” [Lubomír Sochor, ‘Lukács e Korsch: la discussione filosofica degli anni venti’] [(in) ‘Storia del marxismo’, Volume terzo, ‘Il marxismo nell’età della Terza Internazionale. I Dalla rivoluzione d’Ottobre alla crisi del ’29’] [(1) V. Lenin, Opere, vol. 38, p. 167] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM*]

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