“(…) il marxismo ortodosso, e Marx stesso in primo luogo, considerava l’agricoltura contadina come una ‘categoria di transizione al capitalismo’, e perciò destinata a scomparire, o meglio a “polarizzarsi” nelle due classi degli agricoltori-capitalisti da una parte e dei braccianti-proletari dall’altra. Tale visione di Marx fu sostanzialmente condivisa, ed ulteriormente sviluppata, da Lenin e Kautsky. Il primo, nell’opera ‘Programma agrario della socialdemocrazia nella prima rivoluzione russa 1905-1907′, elaborò la ben nota tesi delle due strade dello sviluppo capitalistico in agricoltura: 1.’la via prussiana’, o degli ‘Junker’, in cui la signoria feudale si trasforma in borghesia agraria; 2. ‘la via americana’, o ‘democratica’, in cui una rivoluzione, o una riforma agraria, dissolvono la proprietà terriera di origine feudale. A ciò fa seguito un processo di differenziazione e polarizzazione, che determina la trasformazione della classe contadina in agricoltori capitalisti da una parte, e proletariato rurale dall’altra (cfr. Djurfeldt, 1982: 148-9). Da parte sua, nell’opera ‘Die Agrarfrage’ (1899), Kautsky aveva osservato tra l’altro che, sebbene la piccola azienda contadina possa sopravvivere nel breve periodo accanto a quella capitalistica, essa non è affatto competitiva rispetto a quest’ultima e la sua persistenza deriva dalla capacità dei contadini di limitare i propri consumi e di vendere la propria forza lavoro. Secondo Kautsky, è erroneo «supporre che se le piccole aziende continuano a sopravvivere ciò deve essere perché queste sono più produttive. La base reale della loro sopravvivenza è il fatto che esse cessano di competere con le grandi aziende capitalistiche che si sviluppano accanto ad esse. Lungi dal vendere gli stessi prodotti delle grandi aziende, le piccole aziende sono spesso acquirenti di quei prodotti. La sola merce che esse possiedono in abbondanza, e di cui le grandi aziende hanno bisogno, è la loro forza lavoro» (5). L’interpretazione del marxismo classico era certamente influenzata dagli avvenimenti ad esso contemporanei. Infatti, a partire dalla metà del XVIII secolo, in Europa e nel Nord America, si è verificato un fenomeno di concentrazione della produzione agricola in grandi imprese capitalistiche. Tale fenomeno fu dovuto principalmente all’urbanizzazione, ed al conseguente aumento della domanda urbana di prodotti agricoli. L’aumentata profittabilità del settore agricolo lo rese attraente per la classe capitalista, che d’altra parte non aveva ancora grosse possibilità di investimento nel settore industriale (cfr. Konig, 1987: 40-44). Tuttavia, questa tendenza si è invertita, a partire dalla fine del secolo scorso, in seguito alla crisi internazionale dei mercati agricoli, ed all’avanzare del settore industriale come principale settore di investimento per le classi ricche. Ciò ha lasciato spazio, nel settore agricolo, all’emergere di una classe di piccoli produttori proprietari. Grazie alle innovazioni scientifiche e tecnologiche, ed in particolare alla disponibilità di fertilizzanti chimici ed altri ‘inputs’ prodotti industrialmente, a costi relativamente bassi, l’agricoltura di piccole dimensioni ha potuto intensificare la produzione e specializzarsi, producendo in maniera crescente per il mercato, anziché per il semplice autoconsumo. Ciò ha reso l’azienda agricola familiare competitiva e redditizia, grazie anche al basso costo della manodopera familiare e alle capacità di ‘autosfruttamento’ nei periodi di crisi della produzione (ibid. 45-47). Di conseguenza, ciò che appare evidente oggi, e che ancora non era chiaro ai tempi di Marx, Lenin e Kautsky, è la persistenza della piccola proprietà contadina, sia nei paesi sviluppati che in quelli in via di sviluppo, a più di cento anni dalla previsione della sua scomparsa. Tale fenomeno ha comportato la necessità di revisioni all’interno della teoria marxista, così come di quella neoclassica. Ne è scaturito un interessante e fertile dibattito, ai confini tra varie discipline, e fra le varie teorie” [Mariella Giura Longo, Contadini, mercati e riforme. La piccola produzione di merci in Cina (1842-1996), Milano, 1998]  [(5) Cit. in Banaij, 1980: 68-9 (Banaji, J. “Summary of Selected Parts of Kautsky’s The Agrarian Question” in F. Buttel and H. Newby, (eds), ‘The Rural Sociology of Advanced Societies’, London, Croom Helm, 1980)] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM*]

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