“Il comunismo di Babeuf portava i segni della sua epoca: egli mirava alla ripartizione, non alla produzione, di cui la concentrazione capitalistica non aveva ancora distrutto il carattere individualistico. Il contadino avrebbe continuato soprattutto a sfruttare la sua terra, ma essendo la proprietà ormai attribuita alla nazione, avrebbe dovuto portare il suo raccolto ai magazzini pubblici. Tuttavia Babeuf si distingueva nettamente dagli utopisti precedenti, che si ispiravano, più o meno, a una concezione moralistica e ascetica, e concepivano soltanto una comunità rurale. Babeuf invece si appella all’interesse dei proletari, «la loro guida migliore», per destarli all’idea della giustizia; egli conta anche sull’industria per diffondere l’abbondanza, e loda la macchina che, a servizio della comunità, allevierà le fatiche degli uomini; constata che la produzione individuale è incapace di armonizzarsi con il consumo; e sul consumo egli è categorico: nessun vantaggio di funzione o di professione; tutti gli stomachi sono eguali; Babeuf è un «operaista», senza particolari preoccupazioni per «l’intellettuale». Egli non è nemmeno un democratico nel significato politico del termine; le palinodie della Convenzione gli hanno ispirato una diffidenza inguaribile per gli uomini politici, e non fa nemmeno affidamento sul popolo asservito che la rivoluzione deve appunto liberale. La Rivoluzione si farà attraverso la dittatura di una minoranza, e sarà istituita con la violenza. È qui senza dubbio l’importanza storica di Babeuf: egli è giunto a un’idea chiara di quella dittatura popolare di cui Marat e gli hébertisti avevano parlato in termini vaghi; tramite Buonarroti, egli ha trasmesso tale idea a Blanqui e a Lenin, il quale ne ha fatto una realtà. Non si deve tuttavia concludere dall’importanza di Babeuf nella storia del socialismo, dalla sua funzione preminente nella congiura degli Eguali, che questa sia stata comunista nella sua sostanza. Babeuf ed i suoi amici non vi rappresentavano che una piccola minoranza” (pag 355-356) [Albert Mathiez e George Lefebvre, ‘La rivoluzione francese. Volume secondo’, Einaudi, Torino, 1968] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM*]

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