“L’impronta della sua formazione berlinese rimane in questo periodo affatto evidente: nel campo della critica religiosa ci manca purtroppo l’articolo sul conflitto tra l’arcivescovo di Colonia e il governo prussiano, che la censura distrusse, ma le due brevi difese di Feuerbach e di Bauer (pp. 54-64) bastano a rivelarci la sua piena adesione al radicalismo critico, difeso vuoi contro l’ottuso conformismo di Gruppe, vuoi contro la parziale e irresoluta esegesi dissolvitrice di Strauss. Quanto all’impostazione filosofica del problema politico, è palese il perdurare degli schemi hegeliani (pp. 264-266), dai quali Marx non riesce in sulle prime a staccarsi, sì che, seguendo il suo discorso polemico, par di assistere a tratti ad un curioso sdoppiamento dell’avversario, onde il governo prussiano, responsabile dell’arretrata situazione politica tedesca, si dissocia dall’astratto Stato prussiano, che rimane valido modello di un ideale assoluto: un significativo esempio di questa incertezza può leggersi alle pp. 254-5; si avverta tuttavia che, pochi giorni avanti, un dubbio ormai pungente si era affacciato all’animo di Marx, ed egli aveva scritto «un vero Stato, un vero matrimonio, una vera amicizia sono indissolubili, ma nessuno Stato, nessun matrimonio, nessuna amicizia corrispondono interamente al loro concetto» (p. 246): egli è volto ormai a spiegare e a definire questa riconosciuta frattura fra ideale e realtà. La ricerca non tarda a risolversi nell’inevitabile distacco dagli amici berlinesi, i «Liberi» riuniti attorno a Bauer, che proclamano essere sufficiente eliminare col vaglio della critica gli elementi irrazionali inclusi nel reale e avevano a lungo nutrito una ingenua fiducia nella perfettibilità dello Stato prussiano. Col loro conclamato ateismo, l’esteriorità d’una vita spregiudicata, il chiassoso disordine, il radicalismo politico spinto fino al repubblicanesimo, essi avevano finito coll’isterilirsi nell’intellettualismo, incapaci di applicare la tattica paziente della quotidiana battaglia contro la censura, convinti di poter annullare la realtà politica col solo impiego astratto della critica filosofica” [Luigi Firpo, ‘Prefazione’] [(in) Karl Marx, ‘Scritti politici giovanili’, Torino, 1950]

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