“Nei paesi più liberi, in cui è ‘assolutamente’ fuori posto fare appello alla «democrazia, al popolo, all’opinione pubblica ed alla scienza», in questi paesi (America, Svizzera, ecc.) si impiega uno zelo particolare per abbruttire il popolo e gli operai proprio con l’idea di un buon dio lustro, spirituale ed edificabile. E ogni idea religiosa, ogni concezione di un qualsiasi buon dio, ogni civettare, persino, con il buon dio è un’abominazione verso la quale la borghesia ‘democratica’ si mostra particolarmente tollerante (e spesso anche benevola) ed appunto perciò è la più pericolosa delle abominazioni, il più infame dei «contagi». La folla scorge più facilmente un milione di peccati, porcherie, violenze e contagi ‘fisici’, i quali appunto perciò sono meno pericolosi, che non l’idea del buon dio, ‘sottile’, spirituale e circondata di vivaci fronzoli ideologici. Il prete cattolico che travia delle ragazze (leggo casualmente questo fatto in un giornale tedesco) è ‘molto meno’ pericoloso, proprio per la «democrazia», del prete senza sottana, del prete che non ha una religione grossolana, del prete idealista e democratico che predica l’edificazione e la creazione del buon dio. Perchè è ‘facile’ smascherare, condannare e cacciare il primo; ma ‘non è possibile’ disfarsi del secondo con la stessa facilità ed è mille volte più difficile smascherarlo. Non si troverà neppure un filisteo «fragile e pietosamente male in gambe» che voglia «condannarlo». Ora, voi, che sapete quanto sia «fragile e pietosamente male in gambe» l’anima ‘filistea’ (russa: perché russa? quella italiana è forse migliore?), intorbidate quest’anima col veleno più dolciastro e più inzuccherato e con ogni sorta di variopinte fantasie! E’ davvero terribile. «Ma basta con le autoflagellazioni che, in noi sostituiscono l’autocritica». E l’edificazione della divinità non è forse la ‘peggiore’ forma di autoflagellazione? Chiunque si dedichi all’edificazione della ‘divinità’ od anche soltanto ammetta quest’edificazione, ‘si autoflagella’ nel peggiore dei modi, perché invece di «agire» si occupa ‘precisamente’ di autocontemplazione, di autoammirazione, e ciò che egli contempla sono i tratti od i trattini, i più sordidi, i più piatti, i più vili del suo «io», deificati con l’edificazione di dio. Da un punto di vista non personale, ma sociale, ‘ogni’ edificazione della divinità non è altro che ‘una autocontemplazione amorosa’ di piccoli borghesi ottusi, di filistei fragili, è una «autoflagellazione meditativa» di filistei e di piccoli-borghesi «disperati e stanchi» (come voi avete così ben detto a proposito dell”anima’: ma non avreste dovuto dire «russa», bensì ‘piccolo-borghese’, perché, sia che si tratti di anima israelita, italiana o inglese, se non è zuppa è pan bagnato, e la ripugnante natura piccolo-borghese è dappertutto egualmente infame, e doppiamente infami sono «i piccoli-borghesi democratici» che si danno alla necrofilia ideologica). Rileggendo con grande attenzione il vostro articolo e sforzandomi di scoprire l’ordine di questo vostro ‘granchio’, rimango perplesso. Di che cosa si tratta? Di residui della ‘Confessione’ (1) che voi stesso non approvate affatto? Di echi di questa ‘Confessione’? Oppure, per esempio, è un tentativo disgraziato di ‘piegarvi’ fino al punto di vista ‘della democrazia in genere’ sostituendolo al punto di vista ‘proletario’? O forse avete voluto balbettare (perdonate l’espressione), come si fa con i bambini, per conversare con la «democrazia in generale»? O avete voluto ammettere per un minuto i suoi pregiudizi, e quelli dei filistei, nel tentativo di volgarizzarla ad uso dei ‘filistei’? Ma questo è un procedimento ‘sbagliato’ da tutti i punti di vista e sotto tutti gli aspetti” [V.I. Lenin, Lettera a Gorkij, 14 novembre 1913] [(in) V.I. Lenin, ‘Scritti sulla religione’, Ragusa, 1970] [(1) Titolo di un romanzo di Gorki] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM*]

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