“Un aspetto della dialettica marxiana sulla cui validità mi sembra che molti concordino è quello (più specificamente attinente al mondo umano) per cui essa è un “modo di vedere” critico-negativo che riconosce il ‘dato’ come ‘posto’, e quindi come trasformabile. Sono gli uomini, nella loro storia, che hanno dato origine al loro mondo, alle loro istituzioni; questo mondo, queste istituzioni, per quanto solidi e immutabili possano apparire, sono un ‘risultato’, e quindi sono trasformabili – anzi, vengono continuamente trasformati. La datità è auto-oggettivazione, e un’auto-oggettivazione alienata può essere soppressa. Una espressione classica di ciò è nel “Poscritto” del 1873 alla seconda edizione del ‘Capitale’: “Nella sua forma razionale, la dialettica è scandalo e orrore per la borghesia e pei suoi corifei dottrinari, perché nella comprensione positiva dello stato di cose esistente include simultaneamente anche la comprensione della negazione di esso, la comprensione del suo necessario tramonto, perché concepisce ogni cosa divenuta nel fluire del movimento, quindi anche dal suo lato transeunte, perché nulla la può intimidire ed essa è critica e rivoluzionaria per essenza (3)”. Un simile modo di vedere è al tempo stesso, ovviamente, ‘critica dell’ideologia’, cioè dell’opposta concezione che vede in modo mistificante la datità (per esempio la società capitalistica) come qualcosa di “naturale”, di eterno, di immutabile. Di solito il “Poscritto” viene messo in relazione con il manoscritto del 1843 sulla “Critica della filosofia hegeliana del diritto”(4), e certo ci sono appigli per questo (specie là dove si dice che “per Hegel il processo del pensiero, che egli trasforma addirittura in soggetto indipendente con il nome di Idea, è il demiurgo del reale, che costituisce a sua volta solo il fenomeno esterno dell’idea o processo del pensiero” (5); ma a me sembra che ancora più utile (anche per capire in che cosa consista il famoso “rovesciamento”) sia il confronto con la critica della dialettica hegeliana che si trova nei “Manoscritti del ’44”: questo, mi sembra, è il vero e proprio luogo d’origine del discorso marxiano (6)”  [Mario Cingoli, ‘Marxismo, empirismo, materialismo’, Milano, 1990] [(3) K. Marx, ‘Il capitale’, libro I, a cura di Delio Cantimori, Roma, 1956, tomo I, p. 28; (4) Cfr. Mario Dal Pra, ‘La dialettica in Marx’, Bari, 1965, p. 67 ed ivi nota 11 dove è richiamata l’analoga interpretazione di Galvano Della Volpe; (5) K. Marx, ‘Il capitale’, libro I, cit., p. 27-28; (6) Ciò non toglie che quando Marx dice nel “Poscritto” di “aver criticato il lato mistificatore della dialettica hegeliana quasi trent’anni fa” si riferisce probabilmente ad un testo pubblicato, p. es. alla ‘Sacra famiglia’ del 1845 (il che, tra l’altro, spiegherebbe meglio il “quasi”): ma questo non incide sul nostro discorso]

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