“Per Marx, nota Prestipino (1) quanto al primo punto, la dialettica materialistica è uno schema teorico, interpretativo, applicabile anche alla natura, ma verificato di fatto e completamente solo nella storia. Engels sembra, invece, voler ricondurre le leggi dello sviluppo storico nel quadro di una più vasta evoluzione biologica. La dialettica diviene allora, per Engels, la base per la interpretazione teorica della vita e dei suoi fenomeni, dei quali l’aspetto sociale antropologico rappresenta solo lo stadio di sviluppo finale. Se il discorso evolutivo è il modello di ogni sviluppo storico sia naturale che sociale e la Natura è Storia, ecco che la dialettica come scienza dello sviluppo viene a porsi come strumento generale di interpretazione della natura, con il rischio, però, di trattare alla stessa stregua fenomeni meccanici semplici e fenomeni biologici complessi. Quanto al secondo punto, per Prestipino, la differenza tra la dialettica hegeliana e quella marxengelsiana consiste nel tentativo da parte di Marx e di Engels di superare Hegel eliminando una concezione astratta della dialettica che ne fa un fatto ripetitivo e parzialmente statico. In Hegel la dialettica è dialettica di momenti e figure, di idee in sé, irrelate all’interno; in Marx, al contrario, non posizioni o momenti si scontrano, ma tendenze, processi con le loro leggi, la loro dinamica interna (al limite con configurazioni e correlazioni interne statiche e ripetitive). Una tendenza nega la precedente in quanto la rovescia, ne cambia la direzione, e non soltanto la supera, e questo rovesciamento comporta un lavoro concreto, oggettivamente misurabile, scientificamente prevedibile, anche se non in maniera completa. Venendo infine al terzo nodo essenziale, Prestipino considera, quindi, esaminando le leggi della dialettica, la legge della conversione della quantità in qualità come niente altro che l’espressione di un processo di inversione e di rovesciamento di tendenza per il quale una certa tendenza, mediante una serie di trasformazioni graduali, sfocia in una tendenza nuova con diversa direzionalità. Il salto di qualità si presenta, allora, come la conversione di una opposizione latente in una opposizione palese. In questo modo anche la compenetrazione degli opposti, la seconda legge della dialettica, non rappresenta altro che la consapevolizzazione matura del fatto che il processo dialettico è sempre un insieme di due processi antagonisti che si scontrano, ma anche si penetrano ed in cui l’uno si recupera nell’altro, una volta superato l’altro. La terza legge, infine, della negazione della negazione va considerata, per Prestipino, nel quadro di una dialettica di sistemi composti e di interconnessioni plurime, in cui non di negazione singola si dovrà parlare, ma di negazioni, di negazioni di negazioni, in un processo in cui, accanto al terzo tempo della dialettica, ve ne sarà un quarto ed un quinto e così via, senza nessun ritorno ciclico e ripetitivo che annullerebbe il senso reale della evoluzione” [Arturo Carsetti, ‘Un dibattito: il materialismo e la scienza’, ‘Problemi, periodico bimestrale di cultura’, Roma, n. 36-37 aprile-settembre 1973] [(1) ‘Quaderno di “Critica marxista” dedicato al ‘Marxismo e le Scienze’. ‘Il fascicolo si apre con una lucida puntualizzazione di G. Prestipino sui problemi connessi alla definizione operativa di una corretta interpretazione della dialettica marxista ed al ruolo di questa dialettica nell’attuale momento di sviluppo della scienza e di quella scienza particolare che è il marxismo. A giudizio di Prestipino i nodi essenziali del problema sono sostanzialmente tre: il primo riguarda il confronto tra il modello di sviluppo dialettico proprio di Marx e quello di Engels; il secondo il confronto tra la dialettica “filosofica” hegeliana e quella “scientifica” marxengelsiana in generale; il terzo il problema di una riformulazione unitaria delle leggi della dialettica alla luce di un principio di interpretazione onnicomprensiva al tempo stesso più generale, ma anche più duttile ed articolato’]

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