“Ecco lo “spazio russo” della conquista spontanea, nel cui contesto l’esodo verso la steppa si colloca dal cadere del secolo XVI come vero e proprio fenomeno di controsocietà, contromodello incarnato nei raggruppamenti cosacchi. A questo ‘continuum’ organico si opporrà la politica imperiale dello zarismo. Dal secolo XVIII e durante tutto il XIX infatti, Mosca tenderà a uno “spazio imperiale” costituito esclusivamente di conquiste predeterminate. Ricordiamo l’indignazione famosa di Marx, che tuonava contro quella che riteneva piaggeria delle potenze occidentali. “Lo spudorato consenso, l’ipocrita simpatia o la stupida indifferenza con cui le classi dominanti europee hanno assistito alla conquista della fortezza montana del Caucaso, all’assassinio dell’eroica Polonia per mano dei Russi che mai sono stati contrastati nei loro vasti sconfinamenti, di questa potenza barbara la cui testa si trova a Pietroburgo ma le cui mani agiscono presso tutti i governi europei – tutto ciò ha insegnato ai lavoratori che essi hanno il dovere di penetrare i misteri della politica internazionale…” (95). A tutte le concause che permettevano di spiegare la sistematica avanzata russa, Marx aggiungeva la deliberata volontà di affacciarsi su mari sgombri di ghiacci: potenza continentale e potenza marittima, le mire della Russia rischiavano di assumere inedite quanto allarmanti proporzioni: “Ai fini di una semplice espansione territoriale gli sarebbe bastata (a Pietro il Grande) l’acquisizione di qualche nuova provincia da aggiungere al regno moscovita, ma soltanto il dominio sul mare gli appariva indispensabile per realizzare il suo progetto di aggressione universale; e soltanto la trasformazione di una potenza esclusivamente continentale come la Moscovia in un Impero attestato saldamente sui mari gli offriva l’opportunità di superare i limiti tradizionali della politica russa e imporre al mondo quella audace sintesi elaborata mediante la fusione della atavica perizia nell’arte dell’intrigo ereditata dagli schiavi dei mongoli con la tendenza del padrone mongolo alla conquista del mondo che costituisce tuttora la linfa vitale della diplomazia russa” (96). Per molti osservatori l’Unione Sovietica è oggi l’erede naturale della propensione espansionistica del mondo russo, ma arricchita di una dimensione supplementare assai più dinamica: l’ideologia” [Francis Conte, Gli Slavi. Le civiltà dell’Europa centrale e orientale, Torino, 1991] [(95) C. Marx e F. Engels, ‘La Russie’, trad. fr., Paris, 1971, p. 6; (96) [La citazione di K. Marx, ‘Rivelazioni sulla storia diplomatica segreta del XVIII secolo (escluse dalle edizioni canoniche di Marx)’, trad. it. a cura di B. Bongiovanni, Milano, 1978, pp. 175-76]

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