“Il vero comunista è un convinto internazionalista. A Lenin, per esempio, da quanto ho potuto giudicare, i problemi degli altri paesi non stanno meno a cuore di quelli della stessa Russia; la Russia è attualmente la protagonista della rivoluzione sociale, e, come tale, preziosa per il mondo, ma posto di fronte a una alternativa, Lenin sacrificherebbe la Russia piuttosto che la rivoluzione. (…) Subito dopo il mio arrivo a Mosca ebbi una conversazione di un’ora con Lenin in inglese, lingua che egli parla abbastanza bene. C’era sì un interprete, ma praticamente non avemmo bisogno del suo aiuto. La stanza di Lenin è disadorna: vi è una grande scrivania, qualche carta geografica sulle pareti, due scaffali, due o tre semplici sedie e una comoda poltrona per gli ospiti. E’ evidente che non ama il lusso e neppure le comodità. E’ molto amichevole, e apparentemente semplice, senz’ombra di ‘hauteur’. Se lo si incontrasse senza sapere chi è, non si immaginerebbe mai che abbia nelle sue mani un grande potere o che sia un personaggio importante. Non ho mai incontrato una personalità altrettanto priva di autoconsiderazione. Egli guarda i suoi ospiti molto da vicino, strizzando continuamente un occhio, il che sembra accrescere enormemente il potere di scavarti dentro dall’altro. Ride spesso e all’inizio il suo riso sembra amichevole e gaio, ma gradualmente sono arrivato a trovarlo piuttosto sinistro. E’ dittatoriale, calmo, incapace di provare paura, straordinariamente privo di egoismo: una teoria personificata. Si avverte che la concezione materialistica della storia è la sua linfa vitale. Ricorda un professore nel desiderio di far capire la sua teoria e nella furia con coloro che la fraintendono o la disapprovano, come pure nella passione di spiegare” [Bertrand Russell, Teoria e pratica del bolscevismo (1920), Roma, 1970] [Lenin-Bibliographical-Materials]  [LBM*]

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