“Notava Marx, con un’intuizione destinata sfortunatamente a rimanere tale, che “La ‘guerra’ è sviluppata prima della pace: modo in cui certi rapporti economici come lavoro salariato, macchinismo, ecc., sono stati sviluppati dalla guerra e negli eserciti, prima che all’interno della società borghese. Anche il rapporto tra la forza produttiva e i rapporti di traffico diviene particolarmente evidente nell’esercito” (28). E’ un dato innegabile che nelle società precapitalistiche la situazione bellica e soprattutto il suo strumento hanno spesso anticipato lo sviluppo complessivo della società e ad esso hanno in varia misura contribuito (29)” [introduzione di Fabio Battistelli, (in) ‘Esercito e società borghese. L’istituzione militare nell’analisi marxista’, Antologia, 1976] [(28) K. Marx, ‘Introduzione’ a ‘Per la critica dell’economia politica’, Roma, Editori Riuniti, 1971, p. 197. Cfr. anche ivi, p. 191, e la lettera di Marx a Engels del 25 settembre 1857: “la storia dell”Army’ mette in luce con maggior evidenza di qualsiasi altra cosa l’esattezza della nostra concezione del rapporto esistente tra le forze produttive e le condizioni sociali. L”Army’ in generale è importante per lo sviluppo economico. Per es. presso gli antichi il sistema salariale si è sviluppato completamente anzitutto nell’esercito. Così presso i romani il ‘peculium castrense’ è la prima forma giuridica in cui si riconosce la proprietà mobiliare di quelli che non sono padri di famiglia. Così il regime corporativo nella corporazione dei ‘fabri’. Così si trova qui il primo impiego delle macchine in grande. Perfino il valore particolare dei metalli e il loro ‘use’ come denaro pare che originariamente si basi – appena passata l’età della pietra di Grimm – sulla loro importanza bellica. Anche la divisione del lavoro all’interno di un determinato settore si compì primamente negli eserciti (….)” (Karl Marx Friedrich Engels, ‘Carteggio’, Roma, Rinascita, 1950-53, vol. III, p. 94. Cfr anche il cap. ‘Forme che precedono la produzione capitalista’, in K. Marx, ‘Lineamenti fondamentali della critica dell’economia politica’, vol. II, Firenze, La nuova Italia, 1970; (29) Il riconoscimento marxiano del nesso che lega il fenomeno militare al processo produttivo è cosa non solo diversa, ma antitetica rispetto alle posizioni che della ‘conflittualità’  individuale, di gruppo, o, peggio, di entità nazionali – fanno un principio astratto: dalla sua scoperta nell’individuo e nel sociale a opera di Ferguson (‘Essay on the History of Civil Society’, Edinburgh, 1767), all’elaborazione del concetto di ‘conflitto di gruppo’ in Gumplowicz (‘Il concetto sociologico dello Stato’, Torino, 1904), alla valutazione della funzione socializzante della lotta in Simmel (‘Soziologie’, München-Leipzig, 1923), fino – a parte i classici Nietzsche e Spengler – all’esaltazione del conflitto propriamente bellico in Steinmetz (‘Der Krieg als soziologisches Problem’, Amsterdam, 1899; ID, ‘La Guerre, moyen de sélection collective’, in A. Costantin, ‘Le rôle sociologique de la guerre et le sentiment national’, Paris,1907, limitato ma già significativo precursore delle farneticazioni naziste]

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