“Pertanto possiamo formulare in modo più preciso la domanda iniziale: qual è il rapporto tra la struttura immanente del “Capitale” e la sua configurazione esteriore? Qual è la connessione tra il ‘principio strutturale’ e l’espressione letteraria? L’analisi della ‘merce’ e l’analisi delle ‘classi’ sono soltanto il punto di partenza e la conclusione dell’esteriore distribuzione della materia, oppure nella loro connessione si manifesta la ‘struttura’ dell’opera? Sebbene ‘tali’ questioni non siano state poste fino ad oggi dalla letteratura, tuttavia la loro problematica non è nuova. Essa ad esempio si manifesta nel ritrovamento di punti di contatto tra il “Capitale” e la “Logica” di Hegel, oppure nei noti aforismi secondo i quali non è possibile comprendere perfettamente il “Capitale” senza aver studiato e compreso ‘tutta’ la “Logica” di Hegel e che Marx non ci ha lasciato una Logica (con lettera maiuscola), bensì ci ha lasciato la logica del “Capitale” (18). Parimenti tale problematica è contenuta nella supposizione che il “Capitale” sia allo stesso tempo la “Logica” e la “Fenomenologia” di Hegel (19). E finalmente per alcuni aspetti essa si manifesta nella discussione – in certa misura artificialmente suscitata – relativamente alle ragioni per cui Marx mutò “nell’anno 1863” il piano originario del “Capitale” e lo sostituì con un nuovo piano, sulla cui base egli condusse l’elaborazione definitiva della sua opera (20). In ogni caso si pone in evidenza la meditata ‘architettonica’ e la ‘struttura’ interna; minuziosamente distribuita, dell’opera come tratto appariscente del “Capitale”. Marx stesso ha rilevato come una qualità della sua opera il fatto che essa “costituisce un tutto artistico” (‘ein artistische Ganzes’). Dal che si potrebbe dedurre che la struttura del ‘Capitale’ è un fatto ‘artistico’, che si riferisce all’elaborazione letteraria della materia. L’autore ha dominato la materia scientifica, e per plasmarla letterariamente ha scelto la ‘forma’ del “tutto artistico”, o dell'”articolazione dialettica”. I mutamenti di piano sarebbero poi facilmente spiegabili come tappe dell’elaborazione letteraria della materia scientificamente posseduta ed analizzata. Ma nello stesso luogo dove si parla del “Capitale” come di un “tutto artistico”, Marx afferma la differenza del suo ‘metodo’ dialettico dai procedimenti analitico-comparativi di Jakob Grimm (21). L’architettura del “Capitale” come “tutto artistico” o “articolazione dialettica” sta quindi in connessione ‘tanto’ con l’elaborazione letteraria della materia, ‘quanto’ col metodo dell’esposizione scientifica” [Karel Kosik, ‘Dialettica del concreto’, 1965] [(18) Lenin, Quaderni filosofici, 1958, pag 171, 241. Lenin – com’è noto – non lesse la “Fenomenologia dello Spirito”. Alla luce di questo semplice fatto assume un carattere particolarmente comico la discussione tra i filosofi francesi se la ricerca di una connessione tra il “Capitale” e la “Logica” sia una manifestazione di materialismo, mentre la scoperta di una connessione tra il “Capitale” e la “Fenomenologia dello Spirito” sarebbe manifestazione d’idealismo; (19) Jean Hyppolite, Etudes sur Marx et Hegel’ (trad. it. ‘Saggi su Marx e Hegel, 1963), Paris, 1955, pag. 55. Come dimostreremo anche in seguito, l’autore non è andato oltre la mera constatazione di questa connessione, il che tra l’altro si manifesta nella citazione di punti di contatto puramente casuali e marginali tra la “Fenomenologia dello Spirito” e il “Capitale”; (20) La discussione si è accesa intorno all’articolo di Henryk Grossmann, ‘Die Aenderung des ursprünglichen Aufbauplanes des Marxschen “Kapital” und ihre Ursachen’ (Archiv f. Geschichte des Soz. u. der Arbeiter-bewegung’, Leipzig, 1929, 14, Jhg, pagg. 305-308). Le edizioni posteriori dei manoscritti di Marx dimostrano che l’autore è partito da supposizioni infondate, cosicché ad esempio anche la datazione da lui proposta del mutamento del piano (estate 1863) non risponde a verità, perché Marx, già alla fine dell’anno 1962, possedeva un piano dettagliato dell”attuale’ configurazione del “Capitale”. (Vedi “Archiv Marksa i Engelsa”, Mosca, 1933, pag XII). Gli autori posteriori, come ad esempio O. Morf nell’opera citata, accolgono le tesi di Grossmann con delle riserve, oppure le accettano pienamente (vedi ad esempio Alex Barbon, ‘La dialectique du Capital’, ‘La Revue Internationale’, Paris, 1946, n. 8, pagg. 124 e segg.). Ma nessuno di essi sottopone a critica il modo stesso di porre il problema; (21) La lettera di Marx ad Engels è del 31 luglio 1865]

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