“L’osservazione che nell’esistenza della società vi sono sempre numerosi elementi di cui molti individui, o anche tutti, non prendono coscienza viene generalizzata (o “totalizzata”) da Lenin nel senso che l’essere sociale è in genere indipendente dalla ‘coscienza sociale’ degli uomini; e qui egli vede specificato il rapporto fondamentale fra materia e coscienza: “Il materialismo in generale riconosce la realtà obiettiva dell’essere (materia) indipendentemente dalla coscienza, dalla sensazione, dall’esperienza, ecc. dell’umanità. Il materialismo storico riconosce che l’essere sociale è indipendente dalla coscienza sociale dell’umanità. Nell’un caso e nell’altro, la coscienza è soltanto il riflesso dell’essere e, nel migliore dei casi, un riflesso approssimativamente giusto (adeguato, idealmente esatto)” (43). Per illustrare questa situazione Lenin ricorre all’esempio di un contadino i cui prodotti esercitano sul mercato mondiale un effetto del quale egli a priori non ha coscienza, e ne trae queste conclusioni generali: “Il fatto che voi vivete e svolgete un’attività economica, generate dei figli e fabbricate prodotti e li scambiate, dà origine a una catena di eventi obiettivamente necessaria, a una catena di sviluppi che è indipendente dalla vostra coscienza ‘sociale’ e che la vostra coscienza non abbraccia mai interamente”. Particolare interesse offrono le tesi successive, che da queste premesse fanno derivare un compito per l’umanità: “Il compito supremo dell’umanità è di cogliere questa logica obiettiva dell’evoluzione economica (dell’evoluzione dell’essere sociale) nei suoi tratti generali e fondamentali allo scopo di adattare ‘ad essa’, nel modo più netto, più chiaro, più critico possibile, la propria coscienza sociale e la coscienza delle classi avanzate di tutti i paesi capitalistici” (44)” [Helmut Fleischer, Lenin e la filosofia, Annali Feltrinelli 1973, Milano, 1974] [(43) Lenin, Materialismo e empiriocriticismo, cit., pp 317-18; (44) idem, pp. 320] [V.I. Lenin – Materiali Bibliografici] [LBM*]