“Marx commentò per la prima volta ‘Robinson Crusoe’ in due scritti giovanili, ‘La miseria della filosofia’ e i ‘Grundrisse’, pubblicati postumi (S.S. Prawer, Karl Marx and World Literature, 1976, pp. 133-4). Nel primo, Marx attacca Robinson sostenendo che si tratta di un eremita che produce solo per sé e che quindi non può rappresentare veramente il processo di produzione che interpreta come un fatto essenzialmente sociale. Ma nei ‘Grundrisse’, riprende la discussione in modo più completo, insistendo che “il cacciatore e il pescatore isolati da cui partono Smith e Ricardo” non appartengono al Robinson originale di Defoe ma “alle poco fantasiose riscritture delle storie di Robinson Crusoe [Robinsonaden]”. Quindi per Marx le “Robinsonate” degli specialisti dell’economia sono fuorvianti; non così invece il romanzo originale di Defoe. Come scrive S.S. Prawer, “Marx in verità attacca ‘il mito di Robinson Crusoe’ e non il libro in sé”. Questo appare ancora più chiaramente nella discussione più esauriente e dettagliata che Marx fa di Robinson nel primo libro del ‘Capitale’. Eccone un brano: “Poiché l’economia politica predilige le robinsonate evochiamo per primo Robinson nella sua isola (…) ha tuttavia bisogni di vario genere da soddisfare, e quindi deve compiere lavori utili di vario genere, deve fare strumenti, fabbricare mobili, addomesticare capre, pescare, cacciare ecc. Qui non parliamo delle preghiere e simili, poiché il nostro Robinson ci prende il suo gusto e considera tali attività come ricreazione. Nonostante la differenza fra le sue funzioni produttive egli sa che esse sono soltanto differenti forme di operosità dello stesso Robinson, e dunque modi differenti di lavoro umano (…). Il nostro Robinson che ha salvato dal naufragio orologio, libro mastro, penna e calamaio, comincia da buon inglese a tenere la contabilità di se stesso. Il suo inventario contiene un elenco degli oggetti d’uso che possiede, delle diverse operazioni richieste per la loro produzione, e infine del tempo di lavoro che gli costano in media determinate quantità di questi diversi prodotti. Tutte le relazioni fra Robinson e le cose che costituiscono la ricchezza che egli stesso s’è creata sono qui tanto semplici e trasparenti, che (è possibile) capirle senza particolare sforzo mentale. Eppure, vi sono contenute tutte le determinazioni essenziali del valore” (K. Marx, Il Capitale, 1970 pp. 108-109). Possiamo anche non ricordare che Robinson aveva un orologio; possiamo anche dubitare che la natura metodica dei calcoli di Robinson fosse esattamente quella descritta da Marx, ma non c’è dubbio che Marx vede in Robinson un chiaro esempio dell’assunto principale contenuto nella sua teoria del valore del lavoro. Infatti il filosofo tedesco prosegue fornendo una equivalente illustrazione della stessa teoria applicata al gruppo sociale: “Qui si ripetono tutte le determinazioni del lavoro di Robinson, però ‘socialmente’ invece che ‘individualmente’ (Ibid.)” [Ian Watt, Miti dell’individualismo moderno. Faust, don Chisciotte, don Giovanni, Robinson Crusoe, 1998]