“Ecco un breve riassunto delle posizioni di Bucharin: la socializzazione dei mezzi di produzione crea le condizioni per sostituire al meccanismo spontaneo di regolazione dell’economia un meccanismo di piano. In questo senso, di regolatore ‘spontaneo’, la legge del valore scompare in relazione allo sviluppo della base economica socialista. Ma la legge del valore nel contenuto materiale è qualcosa di più che un regolatore spontaneo della produzione mercantile privata: è una forma particolare, e concretamente storica, in cui si manifesta la legge generale della ripartizione del lavoro nella società (o, come allora spesso si diceva, la legge della proporzionalità nelle erogazioni di lavoro sociale). Qui Bucharin si richiama alle due seguenti enunciazioni di Marx, interpretate poi in tutti i modi possibili durante la discussione: “‘Nessuna forma’ di società può impedire che il tempo di lavoro di cui dispone la società regoli in un modo o nell’altro (‘one way or another’) la produzione. Finché però questa regolamentazione avviene non attraverso il controllo consapevole della società sul proprio tempo di lavoro – il che è possibile solo quando esiste la proprietà collettiva – ma attraverso il movimento dei prezzi delle merci, tutto questo resterà in vigore, come hai detto giustamente nei “Deutsch-Französische Jahrbücher” (Annali Tedesco-Francesi)” (Lettera ad Engels dell’8.1.1868 (in base alla raccolta Marx-Engels, Lettere su ‘Il Capitale’, (…) Varsavia 1957 p. 158). Marx, accennando agli “Annali franco-tedeschi”, si riferiva all’opera di Engels (‘Schizzo di una critica dell’economia politica’) stampata in un quaderno di questa rivista nel 1844. (…) Engels nella sua opera, critica del meccanismo della concorrenza capitalistica). La seconda enunciazione è presa dalla lettera di Marx a Kugelmann dell’11 luglio 1868: “…Che ogni popolo perirebbe se interrompesse il lavoro, non dirò per un anno ma solo per qualche settimana, lo sa anche un bambino. Egli sa che per fabbricare i prodotti necessari ai consumi sono indispensabili masse varie e quantitativamente determinate di lavoro sociale e collettivo. Ora è evidente di per sé (‘self evident’) che una ‘forma definita’ di lavoro sociale non può affatto abolire la ‘necessità’ di ripartire il lavoro sociale in proporzioni definite; può solo cambiare il modo in cui ‘essa si manifesta’. Le leggi di natura non possono essere abolite: se cambiano le condizioni storiche, può cambiare la forma in cui esse si manifestano. Ora, in un sistema sociale in cui l’interdipendenza del lavoro sociale esiste sotto forma di ‘scambio privato’ dei prodotti individuali del lavoro, la forma in cui si manifesta la ripartizione sociale del lavoro è appunto ‘il valore di scambio’ di questi prodotti” (‘Lettere su “Il Capitale”‘, p. 188). Bucharin sviluppa la sua argomentazione nello spirito di queste enunciazioni: nel socialismo la legge del valore si trasforma in legge della proporzionalità nell’erogazione di lavoro sociale, in legge generale ed universale di equilibrio economico” [Wlodzimierz Brus, Il funzionamento dell’economia socialista. Problemi generali, 1963]

 

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